domenica 30 dicembre 2012

Margin Call - It's the end of the world as we know it


Margin Call di J.C.Chandor è un progetto "piccolo" (è costato tre milioni e mezzo di $), ma di indubbio valore artistico: si è guadagnato una nomination agli ultimi Oscar per la migliore sceneggiatura ed un'altra al festival di Berlino per il miglior film (riconoscimento poi andato a Cesare deve morire dei fratelli Taviani), inoltre ha incassato worldwide oltre sedici milioni, rivelandosi un investimento di gran lunga migliore di quelli di cui si parla nella pellicola.
Chandor, alla prima esperienza sul grande schermo dopo una carriera nel mondo della pubblicità, ripercorre attraverso una "piccola storia di uomini" il cruciale momento in cui si è scatenata la crisi finanziaria le cui conseguenze patiamo (e temo patiremo) ancora. Lo stile non è documentaristico ma proprio per questo la pellicola si permette di alludere a fatti, personaggi e aziende reali, ben sapendo di dare una rappresentazione veritiera proprio in quanto frutto dell'immaginazione invece che di una cronaca che sarebbe necessariamente imprecisa.

Quinto e Badgley annichiliti dalla velocità del licenziamento di Tucci

La trama è semplice, viviamo una giornata importante in una grande banca d'affari: un team di tagliatori di teste licenzia in modo repentino il capo dell'ufficio rischi (Stanley Tucci, di film in film mi sembra sempre più bravo). Questi prima di essere accompagnato alla porta riesce a passare ad uno dei giovani analisti che lavorano con lui (Zachary Quinto, il Dr. Spock di di Star Trek - Il futuro ha inizio) una chiavetta USB con alcuni importanti files a cui stava lavorando. Il giovane analista ci impiega poco a rendersi conto che i dati riguardano la eccessiva esposizione su prodotti derivati (MBS, sta per Mortgage-backed securities, in sostanza dei titoli ad alto leverage garantiti da mutui immobiliari. Se mi scrivete in privato posso tentare di spiegarvi cosa vuol dire!). Ovviamente lo racconta al capo, che ne parla al direttore, che ne parla al capo-divisione che consulta l'amministratore delegato; insomma nell'azienda si scatena il panico. Nel corso di una riunione notturna viene deciso che la banca venderà i titoli "tossici" nel corso della mattinata successiva, anche sottocosto se necessario, poichè una tale mole di vendite renderà comunque i titoli carta straccia in poche ore. Come conseguenza si renderà necessaria una ristrutturazione aziendale che porterà al licenziamento di moltissimi impiegati.

""Ragazzi, me raccomando: nun me fate fà figure de...."

Il film è corale, i personaggi principali sono Peter Sullivan (Quinto), il suo dirigente Sam Rogers (Kevin Spacey, in palla come sempre). Alcune digressioni ci raccontano qualcosa anche di Will Emerson (Paul Bettany, il Silas di Il codice Da Vinci, molto bravo), di Jared Cohen (Simon Baker da The Mentalist, convincente), Jeremy Irons è un John Tuld, l'amministratore delegato, al tempo stesso spietato e distaccato. 
Il punto di vista varia da quello stranito dei giovani Sullivan e Bregman a quello disincantato e rassegnato di Rogers e Dale (Tucci) a quello gelido di Cohen e Tuld. Demi Moore è invece Sarah Robertson, head del risk department, prima fredda e professionale per ritrovarsi in seguito affratellata a Dale, da lei licenziato il giorno precedente.
La pellicola ha il pregio di restituire un'ottima immagine di quelle che sono le dinamiche e la tipologia di rapporti che si creano all'interno di una grande azienda; detto per inciso pur guardandosi bene dal dichiararlo esplicitamente la vicenda che vediamo rappresentata è ispirata al comportamento tenuto dalla Goldman Sachs, famosa (e in molti ambienti famigerata) banca d'affari newyorchese.
Va comunque detto che non è la banca del film a "creare" la crisi in modo artificioso: la fine del mondo non arriva perchè lo decide una banca, ma state pur certi che se arriva loro proveranno a guadagnarci su qualcosa!

Spacey: "Svendete tutto e poi  buona fortuna"

Il film non si lascia andare a facili moralismi: la banca licenzia i propri collaboratori più fedeli senza il minimo scrupolo,eppure molti di essi vi si affezionano. I traders fanno un lavoro "sporchetto", ma in fondo i loro clienti non sono meglio di loro. Come Chandor fa dire ad Emerson, se c'è qualcuno che chiede il guadagno facile, è probabile che ci siano altri che si ingegnano di procurargli gli strumenti adatti. 
Il film non ci spiega il perchè della crisi, ci mostra dal punto di vista umano, com'è che siamo arrivati fino a qui. E' l'uomo ad essere fatto così? Probabilmente sì, anche se non tutti quanti. Chiudiamo dunque un 2012 difficile (ad esempio per me lo è stato, non solo sotto il profilo economico-lavorativo) e ripartiamo da zero con la consapevolezza che solo il lavoro serio paga nel lungo periodo: il mio augurio per l'anno entrante e per i successivi è di lavorare bene e con soddisfazione. Il resto verrà.
Buon 2013 a tutti!

Più belli  e sorridenti da attori che da finanzieri


2012 - Margin Call
Regia e sceneggiatura: J.C. Chandor
Scenografia: John Paino
Fotografia: Frank DeMarco
Costumi: Caroline Duncan


venerdì 21 dicembre 2012

Bones - Ceci n'est pas un film


Come i più assidui lettori ormai sapranno non perdo occasione per ribadire la mia ammirazione per Tim Burton, uno dei registi più originali e creativi di sempre.

Nel 2006 i Killers fecero uscire il loro secondo album Sam's town (un momento delicato per tutte le band che hanno fatto un grosso successo con il primo); per il video del secondo singolo estratto, Bones, si affidarono a Tim Burton. La collaborazione (che è continuata con il recentissimo video di Here with me con Winona Rider, di cui riparleremo presto) è particolarmente azzeccata dal punto di vista artistico. Trovo che l'universo burtoniano si sposi particolarmente bene con le atmosfere un po' anni 80 dei Killers, i cui testi peraltro sono a volte parecchio inquietanti, ad ascoltarli con attenzione.

Il video di Bones è un vero e proprio attestato di amore per il cinema, vi compere una giovane coppia - lei è la superstilosa modella Devon Aoki - in un cinema drive in (scene girate in un vero Drive In di Las Vegas), intenta a guardare un film. Sullo schermo vengono di volta in volta proiettate scene di film di culto come Lolita, La creatura della laguna nera e Gli argonauti (con gli effetti speciali di Harryhausen, uno dei miti ispiratori di Burton). 
La giovane coppia viene poi mostrata su una spiaggia (citazioni da 10 e  Da qui all'eternità), dove quando iniziano a togliersi i vestiti rimangono solo gli scheletri, che nuotano, si amano e si corrono romanticamente incontro.
In un continuo cambio di piano narrativo i personaggi in azione e quelli sullo schermo sono di volta in volta i Killers stessi che  suonano, la nostra coppia di innamorati e scene tratte da film. 

La visione di Burton aggiunge ancora qualcosa al senso della canzone: i due innamorati quando sono insieme sono nudi fino all'osso, senza alcun tipo di filtro. Una visione romantica che passa attraverso un immaginario che potremmo definire horror, insomma una poetica ed una estetica tipicamente burtoniane.

La canzone già di suo è bella, il video lo trovo molto autoriale e perfettamente aderente allo scopo, in una parola: superlativo!






2006 - Bones
Artista: The Killers
Regia: Tim Burton
Album: Sam's town



giovedì 20 dicembre 2012

Lo Hobbit - un viaggio inaspettato


Fin dalla felicissima conclusione della trilogia de Il Signore degli anelli (Il ritorno del re si aggiudicò tutte le 11 statuette alle quali era candidato) la voglia di sfruttare il filone Tolkien con una riduzione cinematografica de Lo Hobbit aveva portato ad ipotizzare una prosecuzione del franchise con due film prequel di quanto mostrato nella trilogia. Tuttavia l'impegno richiesto dall'impresa non poteva essere sottovalutato: la cosmogonia immaginata da Tolkien è complessa e molto articolata e l'impegno artistico (per non parlare di quello finanziario) richiesto estremamente stressante. I problemi legali di Jackson con la New Line cinema, che aveva prodotto The Lord of Rings, fecero sì che - in un primo momento - la nuova serie dovesse essere diretta da Guillermo Del Toro (Mimic, Blade II, i due sottovalutati Hellboy). I reiterati ritardi nell'inizio della lavorazione portarono però alla rinuncia di Del Toro ed al re-ingaggio di Jackson.

Ian Mc Kellen - Gandalf Il Grigio

Lo Hobbit doveva inizialmente articolarsi in due film, in modo aderente alla scansione dell'opera letteraria, a produzione già iniziata è stato invece deciso di mantenere il format della trilogia: Un viaggio Inaspettato è quindi il primo di tre capitoli: nel 2013 vedremo La desolazione di Smaug e l'anno successivo There and back again, per il quale non mi risulta sia già stato approvato un titolo italiano.
Dal punto di vista produttivo si sono dovuti risolvere diversi problemi, primo fra tutti quello legato alle locations: per problemi sindacali-legali abbiamo rischiato di non poter godere dei meravigliosi paesaggi neozelandesi (Wellington e Matamata), inoltre alcune parti hanno dovuto per forza essere girate in Inghilterra (nei Pinewood studios) in modo da vedere ancora Christopher Lee nei panni di Saruman (all'attore, novantenne, non si poteva chiedere di sobbarcarsi il viaggio fino agli antipodi).

Nani che fanno bisboccia

La trama è ambientata circa sessanta anni prima delle vicende narrate nella Compagnia dell'anello e raccontano di un pacifico e pigro hobbit, Bilbo Baggins, che viene cooptato dal mago Gandalf per unirsi ad una compagnia di tredici nani impegnati nella riconquista del proprio regno, dal quale sono stati scacciati dal drago Smaug. Nel film vengono integrate alcune parti prese da altre opere di Tolkien e aggiunti alcuni personaggi che non compaiono nel libro (come Galadriel e Frodo), ma che sono funzionali a dare continuità al franchise.
Molte delle caratteristiche dell'universo raccontato da Tolkien vengono date un per acquisite, il film non si sofferma molto sulla presentazione dei personaggi, scopriamo sì qualcosa di più sul mondo dei nani, ma elfi ed hobbit ed i complessi rapporti fra i diversi popoli che abitano la terra di mezzo non vengono spiegati in alcun modo, se non per l'inimicizia che storicamente divide i nani e gli elfi.
Completamente diverso il contesto narrativo: se il Signore degli anelli narrava di un mondo in crisi nel quale ci si avviava ad una resa dei conti definitiva fra il Bene ed il Male, lo Hobbit racconta di come vennero poste le basi per l'ascesa di Sauron. Emblematico in questo senso che il popolo degli Uomini, il popolo del futuro per la Terra di Mezzo, qui non compaia per nulla.

Fra gli interpreti nessun nome di grido, a parte i personaggi già comparsi nella prima trilogia. Il ruolo del protagonista, Bilbo Baggins, se lo è aggiudicato Martin Freeman (già apprezzato Dr. Watson nell'originale Sherlock televisivo), Andy Serkis torna a donare voce e movenze al Gollum, oltre ad essersi guadagnato "sul campo" anche il ruolo di regista della seconda unità. Benedict Cumberbatch (anche lui proveniente da Sherlock, ma già avvezzo a grandi produzioni per il grande schermo) dona voce e e movenze al Negromante.
Una curiosità: l'attore Richard Armitage, che interpreta il principe dei nani Thorin, è nella realtà alto più di un metro e novanta!


Sylvester McCoy - Radagast

Lo Hobbit è un 'opera che "a prescindere" non ha né l'organicità né la complessità della trilogia dell'anello, si può in qualche modo interpretare come una prova generale per Il signore degli anelli. Anche nella versione cinematografica mi pare si sia deciso di puntare le carte migliori non sullo sviluppo dell'intreccio, bensì nell'accuratezza della realizzazione. I costumi, ad esempio, sono realizzati con cura molto maggiore che non nei tre capitoli precedenti, i nani sono tutti e tredici caratterizzati con abiti che ne rispecchiano professione, posizione sociale ed a volte anche le avventure passate (uno ha un'ascia impigliata nell'acconciatura, segno delle battaglie passate), la parrucca di Thorin, il principe, è realizzata con capelli umani, al contrario delle altre che sono fatte con peli di animale. Straordinaria la resa di visuale del mago Radagast, la cui missione di guardiano dei boschi è perfettamente integrata nell'abbigliamento, che vive su di lui.

Per gli effetti speciali Jackson si è affidato a Joe Letteri, con cui aveva già collaborato in passato, e che nel frattempo ha lavorato in film come I, robotAvatar e Le avventure di Tintin.
Le differenze di dimensione fra i personaggi (Gandalf è molto più alto dei nani, che a loro volta sono più grossi e tozzi degli hobbit) sono state gestite imbottendo i costumi degli attori per cambiarne le proporzioni fra le varie parti del corpo. Le scene in cui compaiono personaggi di razze sono state riprese contemporaneamente su due set paralleli, uno a "grandezza naturale", l'altro al chroma key (cioè davanti allo schermo verde).

Lo Hobbit si è già guadagnato un posto nella storia del cinema in quanto primo film girato con tecnologia a 48 fotogrammi per secondo (da sempre i film sono girati a 24 fps); a mio parere questa innovazione, che dovrebbe mantenere più a fuoco le immagini in movimento, ha  il pregio di annullare quasi del tutto il fastidioso effetto "mal di mare" del 3D, che pure - al solito -  non aggiunge molto dal punto di vista artistico. 


Cate Blanchett - Galadriel e Peter Jackson

In sintesi una buona pellicola di intrattenimento orientata al pubblico dei ragazzi, con molta azione, avventura, e violenza spettacolarizzata; gli aspetti allegorici e "filosofici" (la corruzione del potere, l'importanza del rispetto per la natura, la difficoltà di mantenere fede alle proprie scelte) che hanno reso grande Il Signore degli Anelli qui sono appena abbozzati. Va però tenuto in conto che si tratta del primo di tre capitoli, è lecito aspettarsi che alcune tematiche possano essere meglio sviluppate nei film seguenti.
Ottimo per occupare in modo più che soddisfacente un pomeriggio (un intero pomeriggio, il film dura quasi tre ore) vacanziero, e magari farsi venir la voglia di leggere il libro nell'attesa delle prossime puntate.




2012 - The Hobbit: An Unexpected Journey (Lo Hobbit: un viaggio inaspettato)
Regia: Peter Jackson
Sceneggiatura: Peter Jackson, Guillermo Del Toro, Philippa Boyens, Fran Walsh
Fotografia: Andrew Lesnie
Costumi: Ann Maskrey
Effetti speciali: Joe Letteri




lunedì 17 dicembre 2012

The lone ranger - Read and be ready


Il regista Gore Verbinski e il produttore Jerry Bruckheimer, dopo aver realizzato i primi tre capitoli della saga Pirati dei Caraibi, tornano insieme in una pellicola che riprende uno storico personaggio della radio prima e della TV negli anni 50: The lone ranger.
Ignoro se in Italia sia mai stato programmato e se abbia avuto successo, di certo io non mi ricordo di averlo mai visto. Comunque, il personaggio è quello di un ranger del Texas, non poi tanto solitario, visto che è sempre accompagnato dal fido cavallo bianco Silver e dall'indiano Tonto (absit iniuiria verbis), in compagnia dei quali cavalca nel west per combattere l'ingiustizia.
Il ranger Reid, è fra l'altro destinato ad essere l'antenato di un vero e proprio supereoe: Green Hornet, che altri non è se non Britt Reid, bisnipote del cavaliere solitario che - guardacaso - come lui si nasconde dietro una mascherina e si fa aiutare da una spalla "non bianca", Kato (nei telefilm interpretato da un giovane Bruce Lee).

Ma torniamo a noi: il film ripropone la vicenda della nascita del personaggio: alcuni rangers, comandati dal capitano Reid vengono abbattuti in un'imboscata ad opera del cattivo Butch Cavendish (il personaggio però nei telefilm si chiamava "colonnello Smith"). Uno di essi, il fratello minore del capitano,  sopravvive e viene salvato da un pellerossa di nome Tonto, che più tardi gli consiglierà,per meglio compiere la propria vendetta, di "restare morto" e salvaguardare la propria privacy nascondendosi dietro alla maschera, poeticamente confezionata utilizzando gli abiti del defunto fratello maggiore. Il lone ranger viene quindi alla luce come un eroe mascherato, di cui si dice non possa essere ucciso in combattimento, essendo tornato dal mondo dei morti.

Ieri così...

Spettacolari le locations selezionate: lo Utah, con gli incredibili paesaggi modellati dal vento all'interno del famoso Arches National Park, ma anche New Mexico e California.

Come già sperimentato nel franchise dei Pirati dei Caraibi, il registro è avventuroso ma con un certo gusto per l'umorismo e l'ironia.
Il personaggio principale è affidato ad Armie Hammer (The social networkJ. Edgar), che dopo il principe belloccio di Biancaneve di Tarsem Singh ha un'altra occasione per dimostrare caratura da protagonista; Johnny Depp,  dopo il capitano Sparrow  si toglie la soddisfazione di inventare una nuova fantasmagorica mascherata nel ruolo di Tonto. I ruoli femminili sono appannaggio di Helena Bonham Carter e Ruth Wilson (la psicopatica-killer Alice Morgan del serial TV Luther). Date le premesse possiamo sperare in grandi e divertenti interpretazioni, vedremo e giudicheremo a tempo debito!

...oggi colà!

A causa dello stratosferico budget previsto, di ben 255 milioni di dollari, ed alle conseguenti difficoltà nel reperire questo oceano di denaro, l'uscita del film è stata più volte rinviata.
Prevista originariamente per il 21 dicembre 2012, la release è stata rimandata in un primo momento a maggio 2013, ed è attualmente annunciata per il 3 luglio (negli USA). In Italia spero che non lo vogliano stroncare mandandolo allo sbaraglio nel periodo estivo, sarebbe invece un ottimo titolo per movimentare il rientro dalle vacanze.

La visione del trailer mi lascia fiducioso che si tratti anche questa volta di un grande spettacolo, per di più girato nel mio beneamato formato anamorfico e non in 3D!



2013 - The lone ranger
Regia: Gore Verbinski
Fotografia: Bojan Bazelli
Scenografia: Jess Gonchor
Musiche: Hans Zimmer




venerdì 14 dicembre 2012

Director's ads - Banca di Roma / Fellini 3


Concludo l'excursus sulle pubblicità felliniane con i tre spot girati nel 1992 per la Banca di Roma.
Si tratta di tre spot che ripropongono gli stessi protagonisti: Paolo Villaggio nel ruolo di un dirigente d'azienda alle prese con sogni ed ossessioni e Fernando Rey in quello del suo psicanalista.
Come visto in precedenza, Fellini gira i commercials come se fossero dei veri e propri corti, affidandosi ad una crew di valore tecnico-artistico assoluto.


Il sogno della galleria è il primo spot, in cui Villaggio sogna di essere al volante di un'automobile che percorre una galleria, che ad un tratto inizia a crollargli addosso.



Ne Il sogno del leone in cantina Villaggio sogna la bionda e giunonica vicina di casa di quando era bambino (Ellen Rossi Stuart, madre di Kim, anche se in base alle mie ricerche per l'anagrafe dovrebbe chiamarsi Klara Müller), ad un certo punto compare un leone piangente. Vabbè...forse non c'è bisogno di Freud per l'interpretazione!



L'ultimo spot è Il sogno del dejeuner sur l'herbe in cui Villaggio si trova ad un picnic insieme a una giovanissima (alle'epoca ventunenne) e splendida Anna Falchi, per scoprire di essere incastrato sulle rotaie di un treno a vapore lanciato a tutta velocità!


In tutti e tre i casi lo psicanalista conclude lo spot affermando di essere in grado di risolvere problemi psicologici, mentre per tutto il resto ci può pensare....la Banca di Roma (non faccio pubblicità perchè l'ente non esiste più)!

Intervistato sul rapporto fra arte e commercio, Fellini rispose così:
"Io non offro messaggi, sono solo un creatore di immagini, e quindi posso fare il madonnaro come le foto tessere, ma non mi sento un "venditore" ne' palese ne' occulto. Pero' organizzo il lavoro con lo stesso impegno di un vero film, con i miei consueti tecnici, con un operatore come Giuseppe Rotunno. Sono felice di questa committenza: per la prima volta mi sento come Michelangelo, l' artista rinascimentale che aveva alle spalle Papi e Granduchi, col vantaggio che i banchieri lasciano liberta' creativa, non vengono neppure a vedere come vanno i lavori alla Cappella Sistina. Spero che a questo incontro ne seguano altri, magari per raccontare la Venezia sotterranea o Napoli: citta' che appartengono a un' altra dimensione"


Nella ricerca dei filmati da includere nel post mi sono imbattuto in questo interessante backstage, in cui appare il mecenate committente, un "giovane" Cesare Geronzi, all'epoca già più vicino ai 60 che ai 50, oltre al vedersi il lavoro delle maestranze di cinecittà e - ovviamente - anche il Maestro mentre dirige Anna Falchi.


I tre spot sono molto belli, ed hanno indiscutibilmente una coerenza con l'opera di Fellini ed un valore artistico che va molto al di là della funzione per cui sono stati creati.



Spot: Il sogno della galleria, Il sogno del leone in cantina, Il sogno del dejeuner sur l'herbe
Anno 1992
Prodotto: Banca di Roma
Regia: Federico Fellini
Fotografia: Giuseppe Rotunno
Scenografia: Antonello Geleng
Musica: Nicola Piovani
Montaggio: Nino Baragli



mercoledì 12 dicembre 2012

All the way to Reno - Ceci n'est pas un film



Avete presente Michael Moore, il regista di Bowling a Columbine e Sicko? Anche se non lo avreste mai detto si è cimentato anche in alcuni video musicali per i Rage Against The Machine, i System Of A Down e anche in questo famoso video per gli R.E.M.

Il video è stato girato nel 2001, precedentemente al successo planetario ottenuto da Bowling for Columbine e anche prima delle grandi polemiche suscitate da Farenheit 9/11. 

Il video, particolarmente azzeccato rispetto al testo della canzone,fu girato al Bishop Ford Central Catholic High School di Brooklyn (NYC), utilizzando come operatori quattro studenti della zona. L'atmosfera è quella di un concerto e di una visita dei R.E.M. all'interno della scuola, all'interno della quale vengono mostrati alcuni siparietti ironici, come il chitarrista ed il bassista che entrano armati dei propri strumenti nell'ufficio di job placement della scuola per uscirne armati di una scopa e di una pala, o Michael Stipe - il cantante - che "ruba" megafoni e microfoni per ricordare agli studenti che se rimarranno fedeli a se stessi ed avranno il coraggio di seguire i tuoi sogni, saranno delle star!
Il taglio della clip è quello tipico di Moore, cioè il documentario a tesi, ed ha il pregio di mostrarci l'interno di una scuola americana popolata di adolescenti sgraziati, un po' come in tutto il resto del mondo.
La canzone è molto bella ed il video - a suo modo - poetico. Il connubio fra il grande critico della società americana e la più grande band di "College rock" a mio avviso è perfettamente riuscito.
E a voi piace?




2001 - All The Way To Reno (You're Gonna Be A Star)
Artista: R.E.M.
Regia: Michael Moore



lunedì 10 dicembre 2012

Di nuovo in gioco - Blues before sunrise


Dopo aver annunciato il proprio ritiro dalle scene come attore, Clint Eastwood ritorna sui suoi passi in Di nuovo in gioco, pessimo titolo italiano per Trouble with the curve una espressione da baseball intraducibile nella nostra lingua ma che si riferisce a quel punto debole che tutti abbiamo che ci impedisce di essere "campioni".
Prima premessa: si tratta di un film con Clint, non di Eastwood. Il regista è infatti Robert Lorenz, uno dei collaboratori storici di Eastwood, normalmente in veste di produttore. Come disse Francesco De Gregori, tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi.
Seconda premessa: non è un film sul baseball più di quanto Gran Torino lo fosse sul giardinaggio, lo spettatore non si lasci scoraggiare dallo sport più noioso del mondo, è del tutto marginale.
Avvertenza numero tre: sì, sono tutti e due burberi, ma chi vi dice che il personaggio di Eastwood è uguale a quello di Walt in Gran Torino o non ha visto tutti e due i film o è un cretino, tanto per parlar chiaro.


Il film racconta le vicende di Gus Lobel (Eastwood), un talent scout ormai a fine carriera che lavora per una squadra  di baseball professionistico. Dal momento che ha problemi con la vista Pete (John Goodman), dirigente della squadra e vecchio amico di Gus chiede alla figlia di questi, Mickey (Amy Adams, in forma smagliante) di accompagnarlo in North Carolina per valutare l'acquisto di una stella della squadra locale. Mickey sta facendo carriera in un prestigioso studio legale e non vorrebbe partire, ma alla fine cede per avere un'ultima occasione di dialogo col padre, che è di carattere piuttosto burbero. Una volta arrivati in loco  i due incontrano Johnny (Justin Timberlake, sempre più a suo agio sul grande schermo), un ex atleta scoperto da Gus che a seguito di un nfortunio sta tentando di divenire telecronista per la squadra dei Red Sox. In segreto Phillip (Matthew Lillard), un altro dirigente della squadra per cui lavora Gus patito delle statistiche elaborate al computer, invia un suo osservatore.
Fra riavvicinamenti e incomprensioni i personaggi si ritroveranno infine ad Atlanta nello stadio dei Braves (la squadra di Gus) dove tutti i nodi verranno al pettine.


Per chi si aspetta la profondità e la poesia degli ultimi lavori di Eastwood, be' vi state sbagliando! Trouble with the curve è un pranzo in trattoria: piatti tradizionali e nessuna alzata di ingegno, in compenso è realizzato con mestiere e all'uscita dal locale lascia sazi e soddisfatti.
Clint a 82 anni sa benissimo come rappresentare il vecchio orso che perde qualche colpo ma non lo vuole ammettere, prima di tutto con se stesso. Il tema portante del film, tuttavia, è il rapporto padre-figlio e l'avvicendarsi nel grande cerchio della vita, con i figli che, prova e riprova, capiscono finalmente qual'è la propria strada, e la imboccano con decisione: sono padre e figlia Gus e Mickey (grande alchimia fa Eastwood e la Adams), sono padre figlio in qualche modo anche Gus e Johnny (l'uno è creatura dell'altro) sono padre e figlio nella vita Clint Eastwood-Gus e il giocatore con la nostalgia della mamma Scott Eastwood-Billy. La descrizione del rapporto fra padre e figlia, fatto di inevitabili incomprensioni, conflitti di caratteri in realtà simili e ricerca di attenzione ed approvazione da parte del poco comunicativo genitore strapperà qualche lacrima a diverse fanciulle in sala.


I temi trattati dal film sono quelli da sempre cari ad Eastwood: tradizione, famiglia, difficoltà di comunicazione e sospetto per la tecnologia quando si sostituisce all'uomo invece di aiutarlo. L'osservazione, anche con le orecchie se necessario, ma io direi soprattutto col cuore, non può essere sostituita dalla fredda statistica (che fra l'altro è sempre una interpretazione ndr).
Verso il finale il film sbraca un po' troppo nel buonismo da favola moderna, ma nel complesso si tratta di un'ora e cinquanta sì di stereotipi ma piacevoli e rassicuranti, un po' come il blues che ascoltano Mickey e Johnny: si sa già com'è ma in fondo la sua forza è proprio di essere uguale a se stesso ma tutte le volte un po' diverso, e poi...funziona sempre!



2012 - Trouble with the curve (Di nuovo in gioco) 
Regia: Robert Lorenz
Sceneggiatura: Randy Brown
Fotografia: Tom Stern


venerdì 7 dicembre 2012

Director's Ads - Campari / Fellini 2



Faccio ammenda per l'errore di cronologia, in realtà il debutto nel mondo della pubblicità di Federico Fellini avvenne nel 1984 (un anno prima rispetto allo spot per la Barilla) con uno spot per la Campari per realizzare il quale  il maestro si avvalse di una crew di valore mondiale: Dante Ferretti (scenografia), Ennio Guarnieri (fotografia), Bernardino Zapponi (sceneggiatura), Nicola Piovani (musica).

Fellini propose alla Campari ben sette diversi script (sarebbe interessantissimo sapere come erano quelli scartati!), fra cui venne scelto quello di Che bel paesaggio in cui ci troviamo nello scompartimento di un treno in cui ci sono solo due viaggiatori: una ragazza bionda (Silvia Dionisio, vista in Amici miei) ed un tipo barbuto (Victor Poletti, già con Fellini in E la nave va) dal sorriso inquietante che assomiglia un po' al gatto del Cheshire di Alice nel paese delle meraviglie.
La ragazza si annoia e, usando la finestra come se fosse lo schermo di una TV, con un telecomando fa una sorta di zapping fra diversi paesaggi. Dopo averne visti diversi si stufa, allora il suo compagno di viaggio prende il telecomando e mette sul paesaggio di Piazza dei Miracoli a Pisa, dove fra i monumenti campeggia una enorme bottiglia di Campari. In quel momento arriva una hostess che offre da bere ai viaggiatori.

L'atmosfera onirica e grottesca è di matrice marcatamente felliniana, fra le varie curiosità segnalo la minuziosa realizzazione delle enormi maquette dei paesaggi: 7 metri di altezza 14 di larghezza, più o meno tre volte la grandezza abituale per questo tipo di manufatto.

Lo spot, anche per il debutto in pubblicità di Fellini, ebbe grandissima risonanza, la notizia venne persino riportata sul Financial Times ed il MoMA di New York ne chiese i negativi per il proprio archivio!



Spot: Che bel paesaggio
Regia: Federico Fellini
Prodotto: Campari
Anno: 1984



giovedì 6 dicembre 2012

Zero Dark Thirty - Read and be ready


Gli appassionati dei film di guerra dovrebbero tutti aver visto The Hurt Locker di Kathryn Bigelow (Pointbreak, Strangedays), non solo perchè fu un vero "caso" nella storia del cinema, che partendo da un budget di "soli" quindici milioni di $ vinse ben sei Oscar sbaragliando inaspettatamente  la concorrenza di blockbusters come Bastardi senza gloria, Avatar, An education e Up, ma soprattutto perchè dà una rappresentazione assolutamente veritiera (in spirito, non sempre è realistica) di cosa significa operare in teatri di operazione così complicati come l'Iraq. Per chi apprezza il coté artistico ed esistenziale, invece, è la perfetta parabola del credere ai propri sogni: la regista Bigelow ed il giornalista-sceneggiatore Mark Boal grazie al successo di un film quasi autoprodotto si sono guadagnati da parte della Annapurna Pictures di Megan Ellison (figlia del fondatore di Oracle Larry Ellison) un'apertura di credito di ben cinquanta milioni per girare Zero Dark Thirty, una sorta di docufiction sull'operazione che ha portato all'uccisione di Osama Bin Laden.


Il titolo del film riprende un espressione militaresca per indicare "il cuore della notte", il momento in cui vengono sferrate le operazioni top secret. Il progetto ha radici piuttosto antiche perchè regista e sceneggiatore hanno lungamente lavorato ad uno script sulla battaglia di Tora Bora, la località dell'Afganistan dove si suppone sia rimasto nascosto Bin Laden dopo l'invasione da parte degli Stati Uniti. La notizia dell'uccisione dell'uomo più ricercato del mondo ha scompaginato i piani, facendo sì che l'attenzione si spostasse su una delle operazioni di search and destroy più lunghe della storia (virtualmente dal settembre 2001 fino al maggio2011). Il lavoro di documentazione  non è di certo andato perduto ed il film promette di essere una ricostruzione dei fatti tanto fedele che il Presidente Obama è stato addirittura accusato di aver concesso alla Bigelow l'accesso a documenti classificati; l'argomento è stato a più riprese utilizzato durante la recente campagna elettorale, tuttavia non sono emerse prove a suffragio delle accuse portate. 



Se in The Hurt Locker Bagdad era stat ricostruita in Giordania, in Zero Dark Thirty il Pakistan ed in particolare il famoso compound di Abbottabad sono stati ricreati a Chandirgah in India, dove - per non farsi mancare nulla - vi sono state proteste detatte da odio anti-pakistano (un po' come se girassero un film sul Grande Torino nella sede della Juve...è una cosa che non si può fare!).

Gli interpreti principali sono Joel Edgerton, già apprezzato in Warrior e prossimamente ancora sugli schermi con Il grande Gatsby, e Jessica Chastain (The tree of life, The Help, Lawless).

La Bigelow è donna di grande capacità e con i piedi molto per terra, se il film - come credo - manterrà ciò che promette si tratta di una potenziale pietra miliare nel genere del war movie.
Previsto in uscita per il 10 gennaio per chi - come me - non sa resistere ai film di guerra o a quelli di ricostruzione storica.





2013 - Zero Dark Thirty 
Regia: Kathryn Bigelow
Fotografia: Greig Fraser
Scenografie: Jeremy Hindle
Sceneggiatura: Mark Boal


martedì 4 dicembre 2012

Una famiglia perfetta - Last Christmas


A Natale siamo tutti più buoni, ci si ritrova con i parenti, si sta insieme e spesso si scopre che non è un caso che ci si veda così poco tutto il resto dell'anno!
Sarebbe così, se ci fosse, una introduzione per Una famiglia perfetta di Paolo Genovese (La banda dei Babbi Natale, i due Immaturi), film arrivato giusto in tempo per il periodo natalizio, di certo non il solito cinepanettone.
Partendo dal soggetto di Familia dello spagnolo Fernando de Aranoa, Genovese, insieme a Marco Alessi confeziona una commedia dolceamara con qualche goccia di  curaro purissimo, nella quale si prende il lusso di riflettere su temi come famiglia (quella vera e quella di elezione), realtà e finzione e - in modo diffuso - sul mestiere d'attore.


La trama racconta di Leone, uomo ricco ed eccentrico che per un suo motivo misterioso a Natale ingaggia una compagnia di attori in difficoltà economiche (a causa della crisi sono ridotti a fare i babbi Natale nei supermercati) per impersonare la famiglia che non ha mai avuto, con tanto di copione, sceneggiatura e inquadramento del passato e presente dei singoli "personaggi". Il patto è che la troupe deve impersonare la famiglia di Leone dalla Vigilia fino al mattino del giorno di Natale, nessuno può abbandonare la "recita", pena la rescissione del contratto. Gli attori devono preparare il pranzo ed il cenone, giocare a tombola, insomma fare tutto quello che tradizionalmente si fa durante le feste comandate. Leone però, in modo davvero perfido, si divertirà a mantenere alta la tensione cambiando qualche dettaglio qua e là, o divertendosi a fare domande di cui gli attori non possono conoscere la risposta.  Il tutto sarà complicato dall'arrivo di una ospite inattesa, la ignara Alice che non può evitare lo shock del contatto con la "finta" famiglia.


Oltre che sull'idea - buona ma non nuova - dell'amarezza nel film di Natale,  la pellicola si regge sul lavoro degli attori tutti più che promossi:
Sergio Castellitto è un magnifico Leone: cinico, baro e senza un briciolo di pietà, neppure per se stesso.
Marco Giallini, bravissimo, è Fortunato, il capocomico della compagnia impegnato al tempo stesso a motivare i suoi attori, tenersi stretta la moglie e portare a casa il sontuoso cachet.
Claudia Gerini è artisticamente in un vero momento di grazia: la sua Carmen, moglie di Fortunato nella vita e di Leone nella finzione, è un vero capolavoro.
Carolina Crescentini è purtroppo un po' penalizzata da un personaggio poco sviluppato dalla sceneggiatura e anche un po' lagnoso.
Ilaria Occhini, tornata in intensa attività sul grande schermo, impersona da quella fuoriclasse che è la finta madre di Leone e Fortunato.
Francesca Neri è spaesata ed isterica il giusto nel ruolo di Alicia, l'ospite inattesa.
Anche dal comparto "giovani" ottime notizie da Eugenia Costantini (figlia di Laura Morante e del regista Daniele Costantini), Eugenio Franceschini (che rivedremo presto nel film tratto da Bianca come il latte, rossa come il sangue di Alessandro D'Avenia), ed i piccoli Giacomo Nasta e Lorenzo Zurzolo, bravi uguali!


Benchè abbia un sapore amaro, Una famiglia perfetta è una commedia: le situazioni comiche non mancano, ma alternano senza annoiare con alcuni momenti davvero drammatici. Sono belli i dialoghi in cui gli attori si confrontano su come affrontare al meglio certe scene, ed è geniale nella sua assoluta autenticità la partita fasulla a tombola, in cui tutti stanno lì a chiacchierare per un'ora per poi fingere - ciascuno nella sua parte - una concitata attività. Interessante il  dialogo fra Castellitto e la Neri (ma perchè si è fatta tirare così il volto che era tanto bella!) sulla vita dell'amante sempre in attesa di qualcosa di autentico, di uno spizzico di attenzione, che assume una valenza multipla: ci si potrebbe vedere anche un riferimento alla vita dell'attore che attende il momento della recita in cui - finalmente - può paradossalmente essere stesso.
Cosa è realtà e cosa è finzione? L'idea forte del film è che gli attori non rendono reale una finzione, fanno esattamente il contrario ed è proprio questo rovesciamento a mandarli in crisi. La difficoltà nel distinguere la famiglia fittizia e quella elettiva, ma reale, formata dalla compagnia di teatranti conduce verso l'inevitabile punto di non ritorno, oltre al quale ognuno dovrà scegliere la strada da prendere, con il  rischio che finisca come in Last Christmas degli Wham!.


Dopo una serie di commedie molto leggere, Genovese libero dal "dovere" del successo, dimostra caratura da artista completo dirigendo un film che ha numerosi (e a tratti profondi) livelli di lettura, con due pregi fondamentali: l'aver evitato ogni macchiettismo da commedia all'italiana e aver mantenuto per quasi tutte le due ore di durata un ritmo che tiene lo spettatore attento e divertito. Il fatto che il film non abbia velleità da blockbuster potrebbe rivelarsi l'arma vincente per figurare molto bene fra gli incassi natalizi, grazie magari al passaparola, a cui qui contribuisco per quanto nelle mie possibilità.


Così come sul palcoscenico, anche nella vita la "tecnica" non è tutto, si deve imparare a improvvisare e - a volte - anche a fingere che tutto vada bene, in attesa di qualcuno che dica la battuta giusta e sblocchi la situazione: dopotutto quando mai possiamo esser certi di cosa è vero e cosa è costruito ad arte per sembrarlo? Eppure alla fine se tutto si risolve è sempre per amore: della propria professione, dei propri "compagni di viaggio" e, perchè no, della propria famiglia. Dietro ogni crisi c'è una bottiglia di champagne che aspetta solo di essere stappata. Prosit!



2012 - Una famiglia perfetta
Regia: Paolo Genovese
Fotografia: Fabrizio Lucci


venerdì 30 novembre 2012

Souljacker part I - Ceci n'est pas un film



Dopo aver inaugurato una serie di post dedicati alle pubblicità d'autore, introduco oggi una nuova rubrica, caratterizzata dal sottotitolo Ceci n'est pas un film,  dedicata ai video musicali realizzati da registi famosi.
Rispetto ai film realizzati per la pubblicità, i video musicali presentano sì delle analogie, perchè hanno una durata definita a priori ed un obiettivo che è quello di valorizzare la musica, ma godono di una assoluta libertà creativa in tutto il resto: possono essere folli, classici, deliranti, assurdi, raccontare una storia oppure semplicemente far vedere un tizio che suona.
Così come per i commercials, alcuni registi sono diventati famosi grazie a i video musicali e sono approdati in questo modo al grande schermo, altri si sono prima affermati come autori e solo successivamente hanno affrontato questa interessante forma espressiva.

Per la prima puntata, vi propongo il video girato da un vero maestro del grande schermo: Wim Wenders. La scelta non è casuale perchè Wenders è un regista da sempre interessato al mondo musicale: basta riguardare il concerto di Nick Cave ripreso all'interno di Il cielo sopra Berlino, senza dimenticare quanto gli deve in termini di popolarità raggiunta il Buena Vista Social Club, su cui girò un famoso documentario.
Giusto due anni dopo aver affrontato il tema della musica cubana Wenders girò il video per questa strana band americana di indie rock, gli Eels, che ruota intorno alla figura barbuta di Mister E (mark Everett per l'anagrafe).

IL video è girato all'interno di un carcere in cui la band suona nel corridoio, mentre le celle sono tutte occupate da donne, l'atmosfera è onirica ed il testo presumo rifletta in qualche modo l'esperienza personale di Mister E, orfano di padre e molto legato ad una sorella che ha avuto molti problemi psichici legati al consumo di stupefacenti.
Insomma tutto MOLTO inquietante!

A me video e canzone piacciono molto, ed a voi?




2001 - Souljacker part I - Wim Wenders


mercoledì 28 novembre 2012

Il grande e potente Oz - Read and be ready


Fate parte - come la mia amica Stefania - di coloro che vivono nel culto di James Franco, oppure (nel caso siate maschietti) state ancora sbavando al pensiero di Mila Kunis in Il cigno nero? Vi state chiedendo a quali raffinati progetti stia lavorando Michelle Williams dopo aver interpretato nientemeno che Marylin Monroe, o in un momento di sovrappensiero vi è venuto in mente che al posto di Rachel Weisz dopo aver fatto The Bourne legacy vi avrebbe fatto piacere prendere parte ad un progetto di intrattenimento meno cruento?


Ebbene se appartenete a una qualsiasi di queste categorie, oppure se semplicemente apprezzate il cinema fantasy, Il grande e potente Oz è il film che stavate aspettando.
Previsto in uscita per il prossimo marzo e girato in 3D, il progetto vede il ritorno di Sam Raimi ad un progetto ad alto budget, e la produzione di Joe Roth, già sperimentato nel genere con il peraltro discutibile Alice in wonderland di Tim Burton.
Per l'occasione Raimi torna a lavorare con Franco (dopo i tre film del franchise di Spider-man) e ritrova Danny Elfman, dopo i forti dissapori che li divisero durante la lavorazione di Spider-man 2.
La trama si basa sui personaggi del famosissimo romanzo di L. Frank Baum e si pone come ideale prequel del film che tutti abbiamo amato con Judy Garland protagonista. A  giudiucare dal trailer, ma in realtà al momento la trama non è nota, dubito che le allegorie politiche presenti nel romanzo trovino un riscontro nella pellicola. Peccato, il vederne una trasposizione nel globalizzato mondo moderno darebbe al film uno spessore di livello superiore.


Al momento quello che si sa è che James Franco interpreta il (futuro) mago di Oz, un ambizioso artista da circo di nome Oscar Diggs, che per una serie di eventi fortuiti atterra nel paese di Oz, nel quale avrà l'opportunità di confrontarsi con la strega buona del Nord (Michelle Williams) e con le streghe cattive dell'Est e dell'Ovest (rispettivamente la Weisz e la Kunis). Oscar dovrà decidere da che parte stare e lottare per divenire il "grande uomo" che sogna di essere. Fra i personaggi minori si ritrovano diversi "feticci" di Raimi, come il fratello Ted, o lo squadratissimo Bruce Campbell.
Oltre al regista, le cui capacità sono fuori discussione, la crew tecnica è di primissimo ordine, soprattutto nel comparto scenografia e fotografia: Stromberg e Deming sono entrambi vecchie pellacce di Hollywood con alle spalle decine (diconsi decine) di successi planetari.
Non resta che sperare che la sceneggiatura sia all'altezza della situazione e che la resa del 3D sia adeguata alle aspettative per un titolo di questo tipo. A giudicare dal trailer dovrebbe valer la pena di investire in un pomeriggio in sala, s e vi piace, save the date per il 7 marzo!


2013 - Oz: The Great and Powerful (Il grande e potente Oz)
Regia: Sam Raimi
Fotografia:  Peter Deming
Scenografie: Robert Stromberg
Costumi: Gary Jones 



lunedì 26 novembre 2012

Director's Ads - Barilla / Fellini 1

Pietro Barilla e Federico Fellini

E' da un po' di tempo che prometto novità sul blog, ed è giunto il momento di iniziare a svelarne qualcuna.

Director's ads è una nuova rubrica che entra a far parte stabilmente del blog ed è dedicata agli spot, o ai corti,  realizzati da registi famosi 
 Molti autori cinematografici hanno mosso i primi passi proprio realizzando spot pubblicitari, altri ci sono arrivati dopo essersi affermati. 
La linea di demarcazione fra cinema e pubblicità non è sempre così netta; ad esempio nella serie di post Waiting for Skyfall abbiamo visto quale peso ha il product placement all'interno delle pellicole di 007, ma un conto è realizzare un film che ha dei contenuti promozionali più o meno occulti ed un altro è confrontarsi con una forma espressiva espressamente finalizzata alla pubblicizzazione di un prodotto.
Spero che troverete interessante anche voi esplorare anche questo aspetto della creatività che deve confrontarsi con moltissimi vincoli.
Purtroppo ci sono pochissime risorse in rete per scoprire i dettagli di realizzazione degli spot, quindi ogni suggerimento o segnalazione verrà salutato dal sottoscritto con nitriti di gioia.

Soupe Colbert...gelée de bouillon..bouillon royal...

Parto in quarta con uno spot molto divertente e che ha fatto epoca negli anni 80, firmato nientemeno che DAL maestro: Federico Fellini. In un ristorante di alta classe il maitre arringa una giovane coppia di innamorati elencando una serie di raffinatissimi piatti per restare sopraffatto dalla risposta dell'elegante avventrice: "Rigatoni!", a cui non può che replicare con un "Barilla!"che riecheggia nelle case degli italiani!
Fellini, notoriamente sospettoso verso il mezzo TV, non solo si lasciò convincere a girare lo spot, ma ci prese gusto realizzandone alcuni altri in seguito.
Per realizzare questo spot della Barilla, Fellini si avvalse della collaborazione di Danilo Donati per la scenografia ed i costumi, di Ennio Guarnieri per la fotografia e di Nino Rota per la musica. Tutti insieme fanno ben otto premi Oscar! 
Mi scuso per la qualità del filmato, purtroppo su Youtube non se ne trovano di qualità decente. Temo succederà spesso con i filmati più vecchi.


Spot: Alta Società
Regia: Federico Fellini
Prodotto: pasta Barilla
Anno: 1985


mercoledì 21 novembre 2012

Rock of ages - Censorshit


Chi come me è cresciuto durante la creativa decade degli anni 80 non sbaglierà impossessandosi del DVD (uscito da poco più di un mese) di Rock of ages, l'adattamento cinematografico di un musical di Broadway diretto da Adam Shankman (Prima o poi mi sposo, Missione tata, Hairspray). Si tratta di una favola rock, piena zeppa di belle canzoni (Def Leppard, Twisted Sister, Guns 'n' Roses, Bon Jovi, Joan Jett, Foreigner, Quarterflash, Poison, Extreme, Bon Jovi) e di bravi attori.


La storia non potrebbe essere più classica: la biondina Sherrie (Julianne Hough, regina del Ballando con le stelle USA) arriva a L.A. dall'Oklahoma con una valigia piena di dischi e di sogni di successo, incontra per caso Drew (Diego Boneta, giovanissimo cantante ed attore messicano recentemente sbarcato ad Hollywood), un aspirante rocker che sbarca il lunario come cameriere al Bourbon Room, il club più tosto della città, continuamente alle prese con problemi finanziari a cui il gestore Dennis (Alec Baldwin, straodinario) e  l'aiutante Lonny (Russell Brand, ex marito di Katy Perry) tentano di mettere una pezza.  A complicare le cose ci si mettono anche una giornalista irriverente (Malin Åkerman) e la moglie del sindaco, Patricia (Catherine Zeta-Jones in perfetta forma fisica ed artistica) che guida un gruppo di signore benpensanti in una crociata per bandire il rock dalla città. L'occasione per salvare il locale è un concerto della star Tracee Jaxx (Tom Cruise) e dei suoi Arsenal. Per una fortunata coincidenza Drew si trova ad aprire con grande successo il concerto degli Arsenal, il cui manager (Paul Giamatti, che non ho mai visto sbagliare un ruolo e anche qui è bravissimo) immediatamente lo scrittura. Drew e Sherrie litigano e si lasciano per una incomprensione, ma la lontananza non gli gioverà: Sherrie finisce a fare la spogliarellista nel locale di Justice (una bravissima Mary J. Blige), mentre Drew viene rifutato dalle majors e finisce per andare a cantare in una boy band. L'occasione del riscatto finale è un nuovo concerto al Bourbon Room dove tutti i nodi si scioglieranno e l'amore trionferà insieme alla musica.


Alcune scene memorabili: l'inizio del film con Sherrie sul bus, i duetti di Alec Baldwin e Russell Brand, la incredibile intervista a Tracee e le magnifiche coreografie al Venus Cafè.
L'atmosfera anni 80 è stata curata in modo maniacale sia nelle scenografie che nei costumi (un particolare che dà la misura dell'attenzione ai dettagli: il costume da bagno sgambatissimo di Sherrie) e nel montaggio, il cui ritmo è molto simile a quello dei video dell'epoca di gruppi come gli Skid Row o i Bon Jovi.
Molto azzeccato anche l'accenno al difficile periodo vissuto dal rock (in quegli anni nasceva il fenomeno boy band, che avrebbe ammorbato il decennio dei 90) con la sensazione che il rock avesse ceduto la leadership a generi più "moderni" come il rap o il pop.
Non cedo alla tentazione di addentrarmi nella storia nè nella sociologia dei generi musicali, segnalo soltanto di aver personalmente visto un parallelismo piuttosto evidente fra il personaggio della Zeta-Jones e le vicende che videro protagonista  Tipper Gore, moglie dell'ex-vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore e fondatrice del Parents Music Resource Center, associazione di mogli di politici a stelle e strisce a cui dobbiamo la fondamentale istituzione degli adesivi "Parental Advisory- Explicit Lyrics" incollati sui CD musicali con i testi che contengono le parolacce. Fra la fine degli anni 80 ed il principio dei 90 la PMRC fu avversata molto duramente da artisti come Frank Zappa, John Denver (sic!) o come i Ramones, che le dedicarono addirittura una canzone dal'esplicito titolo di Censorshit, a cui - nel mio piccolo - mi associo.


Il tema di fondo del film è infatti la minaccia rappresentata da ipocriti e benpensanti (come in Footloose, ad esempio) allo spirito rock, che di suo già deve guardarsi dall'avidità delle case produttrici, ma anche dalla propria spinta autodistruttiva. Lo Stacee Jaxx di Cruise è in questo senso perfetto, la vera rockstar vittima dei propri eccessi ed ormai (quasi) perduta, ma che in fondo ha un cuore romantico e riesce a ritrovare sè stesso ed i valori di lealtà, amore e libertà che sono l'ossatura di questo genere musicale. 

Meno male che il rock prima che un genere è un'attitudine alla libertà, alla ribellione ed all'amore e non può morire perchè il film al botteghino è andato malissimo: costato una cifra vicina ai 75 milioni di $ ne ha incassati un po' più di 65. Risultato ingrato: alla fine la pellicola contiene belle performance canore, grandi coreografie e vi farà passare due ore di dissacrante divertimento e musica trascinante. 
Evidentemente oggi vanno di più film come Step Up e la miriade dei suoi sequel, ma non vi preoccupate: Neil Young, uno che è sopravvissuto a quattro decadi di carriera, già nel 1979 affrontava il quesito fondamentale cantando "rock n roll will never die". Lui è ancora qui, nuove generazioni di rockers continuano a nascere, e anche noi ragazzi degli anni 80 facciamo ancora la nostra porca figura.
Rock 'n' Roll!




2012 - Rock of ages
Regia: Adam Shankman
Fotografia: Bojan Bazelli
Scenografia: Jon Hutman
Costumi: Rita Ryack



giovedì 15 novembre 2012

Cloud Atlas - Read and be ready


Ricordate i fratelli Wachowski, i geniali creatori di Matrix (che alcuni sostengono sia una sorta di plagio di una puntata di Doctor Who) e dei suoi meno geniali sequels? Dopo il grande flop di Speed racer (non ve lo ricordate? Ecco, appunto!) torneranno a gennaio sugli schermi europei con Cloud Atlas, kolossal in cui ritornano sui temi che gli sono cari dell'identità e della predestinazione.


Il film nasce da un'idea di Tom Tykwer (Lola Corre, Profumo - Storia di un assassino), a cui solo successivamente s'è aggiunta la Wachowski starship (da quando Larry ha cambiato sesso ed è diventata Lana non vogliono più farsi chiamare "fratelli") in veste di co-registi. In realtà Tykwer ed i Wachowski hanno lavorato in modo autonomo l'uno dagli altri filmando ciascuno per conto proprio e con la propria crew tecnica.
La storia è basata sul romanzo L'atlante delle nuvole di David Mitchell, una complicata opera in cui ogni capitolo è nella finzione letto dal protagonista del capitolo successivo, ambientato in un periodo storico più avanti nel tempo, fino alla conclusione che ripercorre a ritroso i passaggi in modo che il lettore finisca di leggere quando la storia ha inizio.
Il film invece sarà diviso in sei episodi ambientati in periodi diversi a partire dalla metà dell'800, per ripercorrere vari periodi del secolo scorso, toccare il prossimo secolo e concludersi addirittura nel prossimo millennio.
Il cast vede la presenza di numerose star, fra cui: Tom HanksHalle BerryHugh GrantSusan Sarandon. Non solo gli attori ma anche i personaggi ricompaiono - con nomi diversi ovviamente - nei variepisodi del film, immagino quindi sarà piuttosto faticoso seguirne tutti gli sviluppi durante le due ore e quaranta di durata.


Considerando il tema, la durata e la modalità di lavorazione "raddoppiata" il rischio che il progetto si riveli una incoerente vaccata è molto alto, però sulla carta ha anche il fascino di essere una delle produzioni indipendenti più grandi mai realizzate nella storia del cinema, dal momento che il budget di ben cento milioni di dollari è stato raccolto prevalentemente in Germania da investitori privati e enti pubblici di sostegno alla cultura.
Di certo la riduzione di un'opera letteraria così complicata per il grande schermo è un'impresa titanica, che necessita di grande sensibilità e misura, doti che non so se siano il forte dei registi, a cui in compenso non manca il talento visuale per rendere in immagini la parola scritta.
Messo alla prova del pubblico alla proiezione al Toronto International Film Festival, Cloud Atlas  ha ricevuto una standing ovation di ben 10 minuti e molte critiche entusiaste.
Non ci resta altro che attendere, vedere e giudicare, in questo rigoroso ordine!



2012 - Cloud Atlas
Regia: Andy & Lana Wachowski, Tom Twiker
Fotografia:  John Toll, Frank Griebe  
Scenografie: Hugh Bateup, Uli Hanisch  
Costumi: Kym Barrett, Pierre-Yves Gayraud  



lunedì 12 novembre 2012

Argo

La locandina originale

Argo di e con Ben Affleck è una interessante operazione di fiction basata su di un episodio realmente accaduto nel periodo terminale della presidenza Carter quando a seguito dell'assalto all'ambasciata statunitense a Teheran, il personale venne catturato dai "Guardiani della rivoluzione" (fra quelli pare ci fosse anche l'attuale presidente Ahmadinejad)  e tenuto in ostaggio dal novembre del 1979 fino al dicembre dell'anno successivo. Solo sei diplomatici sfuggirono alla cattura, trovando rifugio a casa dell'ambasciatore canadese, con il rischio di essere tutti scoperti  e passati per le armi.
L'episodio narrato dal film racconta di come Tony Mendez, un agente della CIA esperto in esfiltrazioni (anche oggi ho imparato un nuovo vocabolo!), riuscì a farli rientrare negli USA spacciandoli per cineasti canadesi in cerca di location "lunari" in Afganistan, inventandosi all'uopo un vero e proprio B movie di fantascienza, Argo appunto, con tanto di sceneggiatura, storyboard e conferenze stampa (a me è subito venuto in mente che si sarebbe prestato benissimo anche il film "vero" Flash Gordon, con Timothy Dalton, Ornella Muti e Mariangela Melato, uscito proprio nel 1980).

Una ricostruzione delle "false esecuzioni" a cui vennero sottoposti gli ostaggi

I modelli a cui il regista ha dichiarato di ispirarsi sono in genere il cinema del Clint Eastwood regista e il Sidney Pollack de I tre giorni del condor; ognuno è libero di scegliere i propri modelli tuttavia mi pare che del primo non abbia ancora l'impatto emotivo, del secondo  l'impegno civile. Il film di Affleck  non è una ricostruzione storica, ma un film basato su fatti realmente accaduti, il distinguo però sembra la classica foglia di fico, infatti il film all'uscita ha scatenato un putiferio diplomatico: britannici e neozelandesi si sono (comprensibilmente) irritati per il comportamento che il film gli attribuisce; i canadesi si sono offesi perchè il loro fondamentale ruolo nella soluzione della crisi viene sminuito. La preoccupazione è che su una vicenda tanto delicata e poco nota (l'operazione ovviamente era segreta ed è rimasta classificata per trent'anni), il film dia delle diplomazie internazionali di questi paesi un'immagine fuorviante, che nessuna scusa o precisazione fatta a mezzo stampa potrà mai restituire a verità.


Ken Taylor e Ben Affleck

Gli interpreti sono stati scelti tutti molto somiglianti ai reali protagonisti della vicenda:
Ben Affleck: interpreta l'agente Tony Mendez. Con la barba e i capelli lunghi e spettinati acquista molto anche in espressività, concede volentieri la scena ai coprotagonisti.
John Goodman, sempre bravissimo, è il truccatore di Hollywood John Chambers, che fa da mentore a Mendez nel mondo del cinema. Alan Arkin (attore e regista hollywodiano di lunghissimo corso) interpreta il produttore ormai sul viale del tramonto che si presta ad aiutare Mendez nel montare la produzione fasulla di Argo. Ken Taylor è il coraggioso ambasciatore canadese. Tate Donovan, Clea DuVall, ScootMcNairy, Rory Cochrane, Christopher Denham e Kerry Bishé interpretano i diplomatici alla macchia che paiono quasi non rendersi conto della delicatezza della situazione e passano il tempo a razionalizzare la situazione fra di loro. Molto convincenti, e anche se non c'è nessun nome di primo piano questa potrebbe proprio essere un'irripetibile occasione per qualcuno di fare il grande salto.

John Goodman, Alan Arkin e Affleck

Le scelte tecniche sono tutte improntate a rendere l'atmosfera del tempo, in questo senso la cura per i dettagli mi ha ricordato il recente e memorabile  Tinker taylor soldier spy. Spiccano in particolare i curatissimi costumi opera di Jacqueline West (Benjamin Button, The Social Network, To the wonder) in perfetto stile anni 70 (pare che su questo punto Affleck sia stato estremamente pignolo) e la colonna sonora composta da Alexandre Desplat, che sta aggiungendo una quantità impressionante di titoli di qualità al book delle collaborazioni. Le canzoni non originali sono pezzi dei Rolling Stones, Van Halen, Dire Straits, Booker T, Led Zeppelin, uno più trascinante dell'altro.

Gli "esfiltrandi" al check in

Il film prodotto in collaborazione con George Clooney è stato accusato di pregiudiziale partigianeria per i democratici perchè ci mostra un episodio tutto sommato minore ma di successo che andrebbe però collocato all'interno di una debacle diplomatica clamorosa, che contribuì certamente alla mancata rielezione del presidente Carter. Affleck insomma dice ciò che gli conviene e tace sulla parte più scomoda della storia, tipo il fallito blitz militare per liberare gli ostaggi.
Tutto vero, però si fa perdonare confezionando una pellicola realizzata benissimo, con una storia affascinante, attori capaci, ed una regia che senza tenere un ritmo troppo sincopato intrattiene per due intere ore senza mai permettere allo spettatore  di distogliere l'attenzione dallo schermo.

E forse non è del tutto secondario che Argo sia anche un film sul cinema, su una magnifico illusione ad occhi aperti, vero linguaggio universale che riesce ad intenerire il cuore anche al pasdaran più feroce.

Un bel film da vedere e consigliare, per tutti dalle medie in su.
Cosa potremmo chiedere di più?


2012 - Argo
Regia: Ben Affleck
Fotografia: Rodrigo Prieto
Scenografia: Sharon Seymour
Costumi: Jacqueline West