domenica 30 dicembre 2012

Margin Call - It's the end of the world as we know it


Margin Call di J.C.Chandor è un progetto "piccolo" (è costato tre milioni e mezzo di $), ma di indubbio valore artistico: si è guadagnato una nomination agli ultimi Oscar per la migliore sceneggiatura ed un'altra al festival di Berlino per il miglior film (riconoscimento poi andato a Cesare deve morire dei fratelli Taviani), inoltre ha incassato worldwide oltre sedici milioni, rivelandosi un investimento di gran lunga migliore di quelli di cui si parla nella pellicola.
Chandor, alla prima esperienza sul grande schermo dopo una carriera nel mondo della pubblicità, ripercorre attraverso una "piccola storia di uomini" il cruciale momento in cui si è scatenata la crisi finanziaria le cui conseguenze patiamo (e temo patiremo) ancora. Lo stile non è documentaristico ma proprio per questo la pellicola si permette di alludere a fatti, personaggi e aziende reali, ben sapendo di dare una rappresentazione veritiera proprio in quanto frutto dell'immaginazione invece che di una cronaca che sarebbe necessariamente imprecisa.

Quinto e Badgley annichiliti dalla velocità del licenziamento di Tucci

La trama è semplice, viviamo una giornata importante in una grande banca d'affari: un team di tagliatori di teste licenzia in modo repentino il capo dell'ufficio rischi (Stanley Tucci, di film in film mi sembra sempre più bravo). Questi prima di essere accompagnato alla porta riesce a passare ad uno dei giovani analisti che lavorano con lui (Zachary Quinto, il Dr. Spock di di Star Trek - Il futuro ha inizio) una chiavetta USB con alcuni importanti files a cui stava lavorando. Il giovane analista ci impiega poco a rendersi conto che i dati riguardano la eccessiva esposizione su prodotti derivati (MBS, sta per Mortgage-backed securities, in sostanza dei titoli ad alto leverage garantiti da mutui immobiliari. Se mi scrivete in privato posso tentare di spiegarvi cosa vuol dire!). Ovviamente lo racconta al capo, che ne parla al direttore, che ne parla al capo-divisione che consulta l'amministratore delegato; insomma nell'azienda si scatena il panico. Nel corso di una riunione notturna viene deciso che la banca venderà i titoli "tossici" nel corso della mattinata successiva, anche sottocosto se necessario, poichè una tale mole di vendite renderà comunque i titoli carta straccia in poche ore. Come conseguenza si renderà necessaria una ristrutturazione aziendale che porterà al licenziamento di moltissimi impiegati.

""Ragazzi, me raccomando: nun me fate fà figure de...."

Il film è corale, i personaggi principali sono Peter Sullivan (Quinto), il suo dirigente Sam Rogers (Kevin Spacey, in palla come sempre). Alcune digressioni ci raccontano qualcosa anche di Will Emerson (Paul Bettany, il Silas di Il codice Da Vinci, molto bravo), di Jared Cohen (Simon Baker da The Mentalist, convincente), Jeremy Irons è un John Tuld, l'amministratore delegato, al tempo stesso spietato e distaccato. 
Il punto di vista varia da quello stranito dei giovani Sullivan e Bregman a quello disincantato e rassegnato di Rogers e Dale (Tucci) a quello gelido di Cohen e Tuld. Demi Moore è invece Sarah Robertson, head del risk department, prima fredda e professionale per ritrovarsi in seguito affratellata a Dale, da lei licenziato il giorno precedente.
La pellicola ha il pregio di restituire un'ottima immagine di quelle che sono le dinamiche e la tipologia di rapporti che si creano all'interno di una grande azienda; detto per inciso pur guardandosi bene dal dichiararlo esplicitamente la vicenda che vediamo rappresentata è ispirata al comportamento tenuto dalla Goldman Sachs, famosa (e in molti ambienti famigerata) banca d'affari newyorchese.
Va comunque detto che non è la banca del film a "creare" la crisi in modo artificioso: la fine del mondo non arriva perchè lo decide una banca, ma state pur certi che se arriva loro proveranno a guadagnarci su qualcosa!

Spacey: "Svendete tutto e poi  buona fortuna"

Il film non si lascia andare a facili moralismi: la banca licenzia i propri collaboratori più fedeli senza il minimo scrupolo,eppure molti di essi vi si affezionano. I traders fanno un lavoro "sporchetto", ma in fondo i loro clienti non sono meglio di loro. Come Chandor fa dire ad Emerson, se c'è qualcuno che chiede il guadagno facile, è probabile che ci siano altri che si ingegnano di procurargli gli strumenti adatti. 
Il film non ci spiega il perchè della crisi, ci mostra dal punto di vista umano, com'è che siamo arrivati fino a qui. E' l'uomo ad essere fatto così? Probabilmente sì, anche se non tutti quanti. Chiudiamo dunque un 2012 difficile (ad esempio per me lo è stato, non solo sotto il profilo economico-lavorativo) e ripartiamo da zero con la consapevolezza che solo il lavoro serio paga nel lungo periodo: il mio augurio per l'anno entrante e per i successivi è di lavorare bene e con soddisfazione. Il resto verrà.
Buon 2013 a tutti!

Più belli  e sorridenti da attori che da finanzieri


2012 - Margin Call
Regia e sceneggiatura: J.C. Chandor
Scenografia: John Paino
Fotografia: Frank DeMarco
Costumi: Caroline Duncan


venerdì 21 dicembre 2012

Bones - Ceci n'est pas un film


Come i più assidui lettori ormai sapranno non perdo occasione per ribadire la mia ammirazione per Tim Burton, uno dei registi più originali e creativi di sempre.

Nel 2006 i Killers fecero uscire il loro secondo album Sam's town (un momento delicato per tutte le band che hanno fatto un grosso successo con il primo); per il video del secondo singolo estratto, Bones, si affidarono a Tim Burton. La collaborazione (che è continuata con il recentissimo video di Here with me con Winona Rider, di cui riparleremo presto) è particolarmente azzeccata dal punto di vista artistico. Trovo che l'universo burtoniano si sposi particolarmente bene con le atmosfere un po' anni 80 dei Killers, i cui testi peraltro sono a volte parecchio inquietanti, ad ascoltarli con attenzione.

Il video di Bones è un vero e proprio attestato di amore per il cinema, vi compere una giovane coppia - lei è la superstilosa modella Devon Aoki - in un cinema drive in (scene girate in un vero Drive In di Las Vegas), intenta a guardare un film. Sullo schermo vengono di volta in volta proiettate scene di film di culto come Lolita, La creatura della laguna nera e Gli argonauti (con gli effetti speciali di Harryhausen, uno dei miti ispiratori di Burton). 
La giovane coppia viene poi mostrata su una spiaggia (citazioni da 10 e  Da qui all'eternità), dove quando iniziano a togliersi i vestiti rimangono solo gli scheletri, che nuotano, si amano e si corrono romanticamente incontro.
In un continuo cambio di piano narrativo i personaggi in azione e quelli sullo schermo sono di volta in volta i Killers stessi che  suonano, la nostra coppia di innamorati e scene tratte da film. 

La visione di Burton aggiunge ancora qualcosa al senso della canzone: i due innamorati quando sono insieme sono nudi fino all'osso, senza alcun tipo di filtro. Una visione romantica che passa attraverso un immaginario che potremmo definire horror, insomma una poetica ed una estetica tipicamente burtoniane.

La canzone già di suo è bella, il video lo trovo molto autoriale e perfettamente aderente allo scopo, in una parola: superlativo!






2006 - Bones
Artista: The Killers
Regia: Tim Burton
Album: Sam's town



giovedì 20 dicembre 2012

Lo Hobbit - un viaggio inaspettato


Fin dalla felicissima conclusione della trilogia de Il Signore degli anelli (Il ritorno del re si aggiudicò tutte le 11 statuette alle quali era candidato) la voglia di sfruttare il filone Tolkien con una riduzione cinematografica de Lo Hobbit aveva portato ad ipotizzare una prosecuzione del franchise con due film prequel di quanto mostrato nella trilogia. Tuttavia l'impegno richiesto dall'impresa non poteva essere sottovalutato: la cosmogonia immaginata da Tolkien è complessa e molto articolata e l'impegno artistico (per non parlare di quello finanziario) richiesto estremamente stressante. I problemi legali di Jackson con la New Line cinema, che aveva prodotto The Lord of Rings, fecero sì che - in un primo momento - la nuova serie dovesse essere diretta da Guillermo Del Toro (Mimic, Blade II, i due sottovalutati Hellboy). I reiterati ritardi nell'inizio della lavorazione portarono però alla rinuncia di Del Toro ed al re-ingaggio di Jackson.

Ian Mc Kellen - Gandalf Il Grigio

Lo Hobbit doveva inizialmente articolarsi in due film, in modo aderente alla scansione dell'opera letteraria, a produzione già iniziata è stato invece deciso di mantenere il format della trilogia: Un viaggio Inaspettato è quindi il primo di tre capitoli: nel 2013 vedremo La desolazione di Smaug e l'anno successivo There and back again, per il quale non mi risulta sia già stato approvato un titolo italiano.
Dal punto di vista produttivo si sono dovuti risolvere diversi problemi, primo fra tutti quello legato alle locations: per problemi sindacali-legali abbiamo rischiato di non poter godere dei meravigliosi paesaggi neozelandesi (Wellington e Matamata), inoltre alcune parti hanno dovuto per forza essere girate in Inghilterra (nei Pinewood studios) in modo da vedere ancora Christopher Lee nei panni di Saruman (all'attore, novantenne, non si poteva chiedere di sobbarcarsi il viaggio fino agli antipodi).

Nani che fanno bisboccia

La trama è ambientata circa sessanta anni prima delle vicende narrate nella Compagnia dell'anello e raccontano di un pacifico e pigro hobbit, Bilbo Baggins, che viene cooptato dal mago Gandalf per unirsi ad una compagnia di tredici nani impegnati nella riconquista del proprio regno, dal quale sono stati scacciati dal drago Smaug. Nel film vengono integrate alcune parti prese da altre opere di Tolkien e aggiunti alcuni personaggi che non compaiono nel libro (come Galadriel e Frodo), ma che sono funzionali a dare continuità al franchise.
Molte delle caratteristiche dell'universo raccontato da Tolkien vengono date un per acquisite, il film non si sofferma molto sulla presentazione dei personaggi, scopriamo sì qualcosa di più sul mondo dei nani, ma elfi ed hobbit ed i complessi rapporti fra i diversi popoli che abitano la terra di mezzo non vengono spiegati in alcun modo, se non per l'inimicizia che storicamente divide i nani e gli elfi.
Completamente diverso il contesto narrativo: se il Signore degli anelli narrava di un mondo in crisi nel quale ci si avviava ad una resa dei conti definitiva fra il Bene ed il Male, lo Hobbit racconta di come vennero poste le basi per l'ascesa di Sauron. Emblematico in questo senso che il popolo degli Uomini, il popolo del futuro per la Terra di Mezzo, qui non compaia per nulla.

Fra gli interpreti nessun nome di grido, a parte i personaggi già comparsi nella prima trilogia. Il ruolo del protagonista, Bilbo Baggins, se lo è aggiudicato Martin Freeman (già apprezzato Dr. Watson nell'originale Sherlock televisivo), Andy Serkis torna a donare voce e movenze al Gollum, oltre ad essersi guadagnato "sul campo" anche il ruolo di regista della seconda unità. Benedict Cumberbatch (anche lui proveniente da Sherlock, ma già avvezzo a grandi produzioni per il grande schermo) dona voce e e movenze al Negromante.
Una curiosità: l'attore Richard Armitage, che interpreta il principe dei nani Thorin, è nella realtà alto più di un metro e novanta!


Sylvester McCoy - Radagast

Lo Hobbit è un 'opera che "a prescindere" non ha né l'organicità né la complessità della trilogia dell'anello, si può in qualche modo interpretare come una prova generale per Il signore degli anelli. Anche nella versione cinematografica mi pare si sia deciso di puntare le carte migliori non sullo sviluppo dell'intreccio, bensì nell'accuratezza della realizzazione. I costumi, ad esempio, sono realizzati con cura molto maggiore che non nei tre capitoli precedenti, i nani sono tutti e tredici caratterizzati con abiti che ne rispecchiano professione, posizione sociale ed a volte anche le avventure passate (uno ha un'ascia impigliata nell'acconciatura, segno delle battaglie passate), la parrucca di Thorin, il principe, è realizzata con capelli umani, al contrario delle altre che sono fatte con peli di animale. Straordinaria la resa di visuale del mago Radagast, la cui missione di guardiano dei boschi è perfettamente integrata nell'abbigliamento, che vive su di lui.

Per gli effetti speciali Jackson si è affidato a Joe Letteri, con cui aveva già collaborato in passato, e che nel frattempo ha lavorato in film come I, robot, Avatar e Le avventure di Tintin.
Le differenze di dimensione fra i personaggi (Gandalf è molto più alto dei nani, che a loro volta sono più grossi e tozzi degli hobbit) sono state gestite imbottendo i costumi degli attori per cambiarne le proporzioni fra le varie parti del corpo. Le scene in cui compaiono personaggi di razze sono state riprese contemporaneamente su due set paralleli, uno a "grandezza naturale", l'altro al chroma key (cioè davanti allo schermo verde).

Lo Hobbit si è già guadagnato un posto nella storia del cinema in quanto primo film girato con tecnologia a 48 fotogrammi per secondo (da sempre i film sono girati a 24 fps); a mio parere questa innovazione, che dovrebbe mantenere più a fuoco le immagini in movimento, ha  il pregio di annullare quasi del tutto il fastidioso effetto "mal di mare" del 3D, che pure - al solito -  non aggiunge molto dal punto di vista artistico. 


Cate Blanchett - Galadriel e Peter Jackson

In sintesi una buona pellicola di intrattenimento orientata al pubblico dei ragazzi, con molta azione, avventura, e violenza spettacolarizzata; gli aspetti allegorici e "filosofici" (la corruzione del potere, l'importanza del rispetto per la natura, la difficoltà di mantenere fede alle proprie scelte) che hanno reso grande Il Signore degli Anelli qui sono appena abbozzati. Va però tenuto in conto che si tratta del primo di tre capitoli, è lecito aspettarsi che alcune tematiche possano essere meglio sviluppate nei film seguenti.
Ottimo per occupare in modo più che soddisfacente un pomeriggio (un intero pomeriggio, il film dura quasi tre ore) vacanziero, e magari farsi venir la voglia di leggere il libro nell'attesa delle prossime puntate.




2012 - The Hobbit: An Unexpected Journey (Lo Hobbit: un viaggio inaspettato)
Regia: Peter Jackson
Sceneggiatura: Peter Jackson, Guillermo Del Toro, Philippa Boyens, Fran Walsh
Fotografia: Andrew Lesnie
Costumi: Ann Maskrey
Effetti speciali: Joe Letteri




lunedì 17 dicembre 2012

The lone ranger - Read and be ready


Il regista Gore Verbinski e il produttore Jerry Bruckheimer, dopo aver realizzato i primi tre capitoli della saga Pirati dei Caraibi, tornano insieme in una pellicola che riprende uno storico personaggio della radio prima e della TV negli anni 50: The lone ranger.
Ignoro se in Italia sia mai stato programmato e se abbia avuto successo, di certo io non mi ricordo di averlo mai visto. Comunque, il personaggio è quello di un ranger del Texas, non poi tanto solitario, visto che è sempre accompagnato dal fido cavallo bianco Silver e dall'indiano Tonto (absit iniuiria verbis), in compagnia dei quali cavalca nel west per combattere l'ingiustizia.
Il ranger Reid, è fra l'altro destinato ad essere l'antenato di un vero e proprio supereoe: Green Hornet, che altri non è se non Britt Reid, bisnipote del cavaliere solitario che - guardacaso - come lui si nasconde dietro una mascherina e si fa aiutare da una spalla "non bianca", Kato (nei telefilm interpretato da un giovane Bruce Lee).

Ma torniamo a noi: il film ripropone la vicenda della nascita del personaggio: alcuni rangers, comandati dal capitano Reid vengono abbattuti in un'imboscata ad opera del cattivo Butch Cavendish (il personaggio però nei telefilm si chiamava "colonnello Smith"). Uno di essi, il fratello minore del capitano,  sopravvive e viene salvato da un pellerossa di nome Tonto, che più tardi gli consiglierà,per meglio compiere la propria vendetta, di "restare morto" e salvaguardare la propria privacy nascondendosi dietro alla maschera, poeticamente confezionata utilizzando gli abiti del defunto fratello maggiore. Il lone ranger viene quindi alla luce come un eroe mascherato, di cui si dice non possa essere ucciso in combattimento, essendo tornato dal mondo dei morti.

Ieri così...

Spettacolari le locations selezionate: lo Utah, con gli incredibili paesaggi modellati dal vento all'interno del famoso Arches National Park, ma anche New Mexico e California.

Come già sperimentato nel franchise dei Pirati dei Caraibi, il registro è avventuroso ma con un certo gusto per l'umorismo e l'ironia.
Il personaggio principale è affidato ad Armie Hammer (The social network, J. Edgar), che dopo il principe belloccio di Biancaneve di Tarsem Singh ha un'altra occasione per dimostrare caratura da protagonista; Johnny Depp,  dopo il capitano Sparrow  si toglie la soddisfazione di inventare una nuova fantasmagorica mascherata nel ruolo di Tonto. I ruoli femminili sono appannaggio di Helena Bonham Carter e Ruth Wilson (la psicopatica-killer Alice Morgan del serial TV Luther). Date le premesse possiamo sperare in grandi e divertenti interpretazioni, vedremo e giudicheremo a tempo debito!

...oggi colà!

A causa dello stratosferico budget previsto, di ben 255 milioni di dollari, ed alle conseguenti difficoltà nel reperire questo oceano di denaro, l'uscita del film è stata più volte rinviata.
Prevista originariamente per il 21 dicembre 2012, la release è stata rimandata in un primo momento a maggio 2013, ed è attualmente annunciata per il 3 luglio (negli USA). In Italia spero che non lo vogliano stroncare mandandolo allo sbaraglio nel periodo estivo, sarebbe invece un ottimo titolo per movimentare il rientro dalle vacanze.

La visione del trailer mi lascia fiducioso che si tratti anche questa volta di un grande spettacolo, per di più girato nel mio beneamato formato anamorfico e non in 3D!



2013 - The lone ranger
Regia: Gore Verbinski
Fotografia: Bojan Bazelli
Scenografia: Jess Gonchor
Musiche: Hans Zimmer