Visualizzazione post con etichetta James Bond. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta James Bond. Mostra tutti i post

sabato 28 marzo 2015

Spectre - Read and be ready



Il 6 novembre 2015 sarà il giorno dell'uscita, in contemporanea mondiale, di Spectre, il 24° film di James Bond realizzato dalla EON productions.
La pellicola, perchè di 35 mm si tratta, in linea con l'amore per il vintage del personaggio principale, vede l'inatteso ma gradito ritorno alla regia di Sam Mendes dopo il superbo lavoro portato a termine con Skyfall. Il cast tecnico è confermato quasi in pieno, a parte la direzione della fotografia affidata al lanciatissimo Hoyte van Hoytema (Lasciami entrare, The Fighter, La talpa, Her, Interstellar). Sono estremamente curioso di vedere cosa si inventerà questa volta Daniel Kleinman per i titoli di testa, mentre è ancora un segreto chi sarà il performer della title song.

Il cast artistico vede la conferma degli interpreti di Skyfall, oltre all'immarcescibile Daniel Craig torneranno Ben Whishaw come giovane Q, Naomie Harris nel ruolo di Moneypenny e Ralph Fiennes come nuovo M. Le Bond girls saranno Léa Seydoux (che si è fatta le ossa nel genere con l'ultimo Mission Impossible) e Monica Bellucci che a 50 anni stabilisce il record di età per una Bond girl. I cattivi sono impersonati dall'ex wrestler Dave Bautista, da Jesper Christensen (che riprende il ruolo che aveva interpretato in Quantum of solace) e - si presume - da Christoph Waltz: anche se la natura del suo personaggio, villain o buono, non è stata confermata mi auguro ci regali un personaggio perfido ed irresistibile come solo lui sa fare. Nutro grandi aspettative anche verso l'interpretazione di Andrew Scott, l'impareggiabile Moriarty del serial Sherlock, un cattivo genuinamente perfido.

Le locations sono intriganti: Roma, Austria (sulle nevi di Solden), Messico e Marocco. Della trama si sa pochissimo, soltanto che vedremo il ritorno della Spectre, la enigmatica e superefficiente organizzazione spionistica, che nel progetto di reboot a lungo termine della saga di 007 non poteva certo mancare.

Nell'attesa di saperne di più, e soprattutto di vedere il film godiamoci un saporito antipasto: il trailer, fresco di giornata.





2015 - Spectre
Regia: Sam Mendes
Musica: Thomas Newman
Fotografia: Hoyte van Hoytema
Costumi: Jany Temime
Scenografia: Dennis Gassner
Titles: Daniel Kleinman

giovedì 1 agosto 2013

All'inseguimento della morte rossa - Almost Bond /4


Ventotto anni dopo l'avventura de Il cervello da un miliardo di dollari l'agente Palmer ricompare inaspettatamente sulla scena. Certo il mondo nel frattempo è cambiato parecchio, e non si può pensare solo al dissolvimento dell'URSS: nel 1967 i Pink Floyd (con Syd Barrett ancora integro) pubblicavano il loro primo singolo Arnold Layne, la Boeing faceva decollare per la prima volta un 747 (all'epoca lo chiamavano "Jumbo Jet"), il Giro d'Italia lo vinceva ancora Gimondi. Il 1995 è invece l'anno in cui la setta fanatica Aum Shinrikyo intossicava 6000 persone nella metropolitana di Tokyo con il gas sarin (sul tema vi consiglio di leggere Underground di Haruki Murakami), la Microsoft faceva uscire Windows 95, andava online Ebay. Nel mondo della musica i Nirvana facevano la storia con il tour di Nevermind.


Insomma è un mondo diverso da quello in cui eravamo abituati a vedere Harry Palmer giocare il big game, però il vecchio e cinico agente può ancora dire la sua: dopo essere stato scaricato dal servizio segreto britannico, Palmer viene ingaggiato da un ambiguo magnate russo per ritrovare un campione di un virus letale trafugato dai laboratori e destinato alla Corea del Nord. Accompagnato dai giovani Nicolaj e Natasha Palmer, grazie all'esperienza e alla sensibilità maturate in decenni di onorato servizio, riuscirà ancora una volta a sbrogliare l'intricata matassa e portare la pelle a casa. Il mondo sarà anche cambiato ma gli squali del malaffare sembrano essere sempre gli stessi!


Michael Caine ritorna nei panni del personaggio di un Harry Palmer invecchiato ma mai domo, astuto, paziente e anche fortunato, quando serve. Nulla da dire, Caine è un Harry Palmer perfetto anche quando la produzione non è all'altezza. Jason Connery arriva qui al crepuscolo della sua dimenticabile carriera di attore. Il suo Nicolaj in diverse espressioni del volto ricorda moltissimo il padre, nel talento invece no. Mia Sara (Sarapocheiello per l'anagrafe) interpreta Natasha; noi vecchi ragazzi ce la ricordiamo al fianco di un giovanissimo Tom Cruise in Legend di Ridely Scott a cui è seguita una carriera piuttosto anonima. Michael Gambon viene sprecato nella parte di Alex il magnate russo, personaggio potenzialmente interessante ma penalizzato da un minutaggio insufficiente. Michel Sarrazin, infine, è Craig l'agente americano: un ruolo sostenuto con dignità.


Sia chiaro: a parte Michael Caine non c'è praticamente nulla che colleghi i primi tre capitoli prodotti da Harry Saltzman con Bullet to Beijing, che fra l'altro si appoggia su una sceneggiatura originale e non sui libri scritti da Len Deighton. Il film è una coproduzione anglo/russo/canadese concepita per la TV, ed in quest'ambito si tratta di un prodotto dignitoso. A me non è dispiaciuta la "solidarietà fra colleghi" che ci mostra le vecchie spie della guerra fredda tutte ormai dismesse per problemi di budget e per una sorta di obsolescenza (e invece continuano a fare grandi danni!). Il regista è quel George Mihalka divenuto famoso per lo splatter Il giorno di San Valentino e finito poi a lavorare come onesto professionista per la TV. Se la cava abbastanza bene con una bella scena di inseguimento fra motoscafi. Anche la Lada Niva che sale per la scalinata della stazione ferroviaria non è malaccio. Le musiche sono affidate a Rick Wakeman degli Yes; il doppiaggio molto penalizzante.


Il tentativo di resuscitare un personaggio così caratteristico come Palmer viene stroncato definitivamente dall'uscita di Goldeneye con un più giovane e affascinante Pierce Brosnan, che per le stesse strade di San Pietroburgo si lancia in un inseguimento alla guida di un carro armato. Forse il mondo è davvero cambiato un po' troppo! 
Intrigo a San Pietroburgo, il sequel di All'inseguimento della morte rossa, viene girato subito utilizzando quasi lo stesso cast e la stessa crew tecnica, incontrerà però gravi difficoltà distributive (infatti non sono riuscito in alcun modo a reperirne una copia!): una fine ingloriosa per un personaggio che ha rappresentato il tentativo di fornire una alternativa di qualità al "solito" Bond, raccogliendo certamente meno di quanto meritasse. 
Se un giorno riuscirò a vedere Intrigo a San Pietroburgo ve ne racconterò qualcosa con grande piacere! 


1995 - All'inseguimento della morte rossa (Bullet to Beijing)
Regia: George Mihalka
Musiche: Rick Wakeman
Costumi: Galina Nikolayeva
Sceneggiatura: Peter Welbeck


mercoledì 24 luglio 2013

Il cervello da un miliardo di dollari - Almost Bond /3


La saga di Harry Palmer, l'antieroe agente segreto interpretato da Michael Caine, giunge alla sua terza puntata in tre anni (1965-1967).
Harry Saltzman, ancora socio della EON di Albert Broccoli nella realizzazione del franchise di 007, ritaglia per sè e per parte della crew impiegata nei film di James Bond un business alternativo "di qualità" grazie ad un antieroe per molti versi antitetico rispetto al raffinato Bond, ma altrettanto - se non ancor più - inglese.


Dopo The Ipcress file - dove impariamo a conoscere l'affilato sarcasmo e la passione per gastronomia e belle donne di Palmer - e Funeral in Berlin dove i complessi intrighi della guerra fredda lasciano sopravvivere solo i più cinici, in Il cervello da un miliardo di dollari persino la saga di Palmer vira verso una storia "à la 007". All'inizio del film ritroviamo Harry dopo le dimissioni dal MI5, impegnato a sbarcare il lunario come detective privato. In seguito ad un ingaggio ricevuto da una voce automatica per telefono Palmer si ritrova implicato in un complotto ordito da un miliardario texano con simpatie naziste, che vuole rovesciare il regime sovietico scatenando una insurrezione popolare in Lettonia, con il concreto rischio di dare inizio ad una guerra nucleare. L'imperturbabile Harry riuscirà ovviamente a trarsi d'impaccio salvando - by the way - il mondo.


Oltre a Michael Caine nel ruolo del disincantato Harry Palmer, nel film compaiono il grande Karl Malden nel ruolo dell'avido ex-agente britannico Leo Newbigen e Françoise Dorléac (sorella maggiore di Catherine Deneuve, scomparsa poco dopo le riprese del film in un incidente d'auto) in quello della bella e pericolosissima spia Anya.
Ritroviamo Oskar Homolka nei panni dell'impareggiabile colonnello Stok, un leale avversario di Palmer responsabile del controspionaggio russo. Ed Begley presta la sua faccia da cowboy di altri tempi al generale Midwinter, l'eccentrico petroliere texano che grazie ad un computer costato un miliardo di dollari vuole abbattere il comunismo.


Al contrario dei primi due capitoli, nei quali Palmer aveva a che fare con situazioni tutto sommato realistiche, con Billion dollar brain avviene una cesura piuttosto netta: tecnologia d'avanguardia (un bel product placement per la Honeywell, che prestò laboratori e il "minicomputer" Honeywell 200) , virus letali, obiettivi di dominio del mondo, eccentrici super-ricconi che invece di godersi la vita complottano per rovesciare una superpotenza sono normalmente appannaggio di quell'altro agente segreto. Certo, Palmer è sempre il "cugino sfigato", che patisce il freddo e la fame e viene sempre trattato con sufficienza, ma a ben vedere la sceneggiatura avrebbe anche potuto essere quella di un qualsiasi Thunderball, un po' riadattata. Fra l'orginale e la copia, però, il pubblico tende a preferire il primo.
Il film è sempre godibile, ma la personalità di Palmer viene un po' sacrificata sull'altare dello spettacolo: il risultato è una pellicola qualitativamente non allo stesso livello delle precedenti.


Strano a dirsi, Il cervello da un miliardo di dollari è - credo - l'unica pellicola non autoriale girata da Ken Russell (all'epoca un fresco quarantenne al suo primo lungometraggio), il quale si permette una citazione nientemeno che da Eisenstein (Alexander Nevskij) con la battaglia sul golfo di Riga ghiacciato.
Fra le comparse figura anche Donald Sutherland (io non sono riuscito ad identificarlo), che in quegli anni non aveva ancora sfondato: diventerà una star pochi anni dopo grazie al mitico MASH di Altman.

Il franchise capitanato da Saltzman si conclude con questo film, ma Harry Palmer si conferma un tipo piuttosto duro a morire: tornerà, sia pure solo per la TV, dopo ben 28 anni in Bullet to Beijing (All'inseguimento della morte rossa) e avrà ancora e sempre il volto di Michael Caine. Ne scopriremo qualcosa di più nella prossima puntata!



1966 - Il cervello da un miliardo di dollari (Billion Dollar Brain)
Regia: Ken Russell
Art Director: Bert Davey
Production designer: Syd Cain
Titles Design: Maurice Binder

mercoledì 5 giugno 2013

Funerale a berlino - Almost Bond/2



Qualche tempo fa ho introdotto il personaggio di Harry Palmer, un agente segreto creato da uno dei produttori di 007 basandosi sui romanzi di Len Deighton e magistralmente interpretato da Michael Caine.
Prodotta ancora da Harry Saltzman, questa volta insieme a Charles Kasher, come già accaduto per il franchise di 007, la pellicola rappresenta il tentativo di industrializzazione del prodotto il cui prototipo di successo è Ipcress.


Per la storia si pesca nuovamente dai romanzi di Leighton (il libro di Funerale a Berlino precede il film di soli due anni), confermato Caine nel ruolo del protagonista, confermata anche parte della crew tecnica, fra cui l'immarcescibile Ken Adam. La regia, anello debole del primo capitolo (non per la qualità del prodotto, ma solo per i rapporti fra director e produzione) viene affidata a Guy Hamilton, reduce dal successo di Golfinger,futuro regista di ulteriori tre capitoli di 007, e - cosa ancora più importante - ex membro del servizio segreto inglese di stanza in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, esperienza che si rivela importante in diverse scene del film nelle quali Hamilton si stacca dallo script per improvvisare alcuni dettagli più "veri".

La trama è piuttosto intricata, piena di enigmi, doppi inganni e trappole. L'azione si svolge quasi interamente nella Berlino divisa in due dal muro (ricorrente il cartello YOU ARE LEAVING THE AMERICAN SECTOR, non so se per vezzo british o semplicemente perchè i segnali erano piazzati ovunque), e l'azione si fa un pochino più spettacolare: nell'universo di Palmer conta sempre più il cervello della pistola, però le rivoltelle iniziano a comparire in modo più ricorrente.



Il fascino femminile è affidato (per caso, la parte avrebbe dovuto essere di Anjanette Comer, che si ammalò all'ultimo momento) alla attrice tedesca Eva Renzi (Evelyn Renziehausen, per l'anagrafe), all'epoca poco più che ventenne, che interpreta la spia israeliana Samatha Steel. Qualche anno più tardi ritroveremo l'attrice in L'uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento.
Michael Caine è di nuovo Harry Palmer, disincantato e indisciplinato; in questo contesto non riesce a sviluppare il suo amore per la gastronomia, ma in compenso è impeganto ina lcune divertenti dispute verbali con il colonnello Stock, un pezzo grosso del KGB intepretato dall'attore austriaco Oskar Homolka, il cui personaggio comparirà nuovamente nel capitolo successivo: Un cervello da un miliardo di dollari.


Contrariamente al suo predecessore, Funerale a Berlino non ha ricevuto grosse nominations nè premi prestigiosi, che tuttavia avrebbe meritato. E' infatti una spy-story complicata e appassionante ambientata nella città che più di ogni altra è associata ad un immaginario di trame di servizi segreti di mezzo mondo, ben diretta e ottimamente recitata. Allo stesso modo di Ipcress, si tratta di una pellicola che andrebbe rivalutata e recuperata alla gloria che merita. Nel prossimo post, vi racconterò qualcosa del terzo film di Palmer, a cui seguirà un silenzio artistico di più di venti anni!


1966 - Funerale a Berlino (Funeral in Berlin)
Regia: Guy Hamilton
Scenografia: Ken Adam
Fotografia: Otto Heller
Sceneggiatura: Evan Jones

martedì 21 maggio 2013

Ipcress - Almost Bond/1


Una sera di qualche tempo fa, mentre spulciavo la filmografia di Michael Caine (ebbene sì, a volte passo così le mie serate e mi piace pure!), mi sono imbattuto in qualcosa di inaspettato. Una vera e propria saga dedicata ad un agente segreto, creata dalle stesse persone che hanno contribuito a creare il mito di James Bond, e per di più negli stessi anni. Ce n'era più che abbastanza per attirare la mia attenzione, così dopo qualche settimana dedicata al reperimento dei film ed all'approfondimento del personaggio e della produzione, ho deciso di raccontarvi qualcosa di Harry Palmer l'altra faccia della medaglia Bond.

Siamo nel 1965, la saga Bond sta giungendo al quarto capitolo (Thunderball); Harry Saltzman, il produttore socio di Albert Broccoli nella EON, si imbatte in un romanzo di Len Deighton, La pratica Ipcress, e lo passa a diversi sceneggiatori perché ne traggano un film. Dopo vari passaggi di mano lo script finale è opera di Bill Canaway e James Doran; la regia viene affidata al canadese Sidney J. Furie, con il quale però Saltzman si trova spesso in disaccordo, al punto che Furie verrà licenziato ed il film portato a conclusion dal montatore Peter R. Hunt, che aveva già lavorato al montaggio dei primi quattro film di 007 e sarà regista del bello quanto sfortunato Al servizio segreto di sua maestà.
Le musiche sono firmate da John Barry e le scenografie da Ken Adam, collaboratori storici del franchise di 007.

Len Deighton insegna a Michael Caine a rompere le uova

L'occhialuto personaggio di Deighton, benchè altrettanto inglese, è quasi l'opposto di Bond: vive con un magro stipendio in un appartamento a Notting Hill (che all'epoca non era chic, era solo shabby). E' stato reclutato nel servizio segreto per "espiare" qualche affare poco pulito concluso mentre era in Germania alla fine della seconda Guerra Mondiale, non ama la violenza nè le armi (in realtà neanche Bond, all'inizio). In compenso è un gourmet (Deighton è un grande appassionato di cucina, argomento sul quale ha scritto diversi libri), benchè sia costretto a fare la spesa al supermercato (niente caviale e Bollinger millesimé) ed è un grande esperto di musica classica. Come Bond, ha la passione per le donne.

Rispetto a quelli di 007 il registro dei film è molto più serio. Siamo in pieno guerra fredda ed il mondo è diviso in due dalla cortina di ferro. Intrighi e tradimenti sono all'ordine del giorno. In questo senso l'atmosfera è simile a quella del recente La talpa, con gli agenti segreti che "cambiano parte" senza più domandarsi cosa è giusto o sbagliato, badando solo a chi offre di più.

Micahel Caine e Sue Lloyd

Oltre a Michael Caine nel ruolo del protagonista, troviamo l'inglesissimo Gordon Jackson (il colonnello Cowley della mitica serie TV inglese The professionals) nella parte dello sfortunato collega Carswell. Il fascino feminile è rappresentato dalla modella e attrice Sue Lloyd nel ruolo dell'agente Jean Courtney, ruolo che fra l'altro riprenderà trent'anni dopo in All'inseguimento della morte rossa.

Qualche curiosità: nella scena in cui Palmer cucina le mani non sono quelle di Caine, bensì dello stesso Deighton, lo scrittore-gastronomo, molto più inquietante è invece la notizia riportata da Wikipedia, secondo cui la procedura di lavaggio del cervello mostrata nel film trae ispirazione da una metodologia sviluppata  realmente nell'ambito del programma MKULTRA della CIA.

Contrariamente a quanto successe per i film di 007, il franchise di Harry Palmer venne apprezzato anche dalla critica: il film vinse due BAFTA (miglior film e miglior scenografia) e fu tra i candidati alla Palma d'Oro a Cannes.

Il successo riscosso della pellicola si concretizzò in due sequel realizzati negli anni immediatamente successivi, e in altri due film realizzati negli anni 90, con un produzione completamente diversa, ma conservando Michael Caine come protagonista. Ve ne racconterò qualcosa nelle prossime settimane.



1965 - Ipcress (The ipcress file)
Regia: Sidney J. Furie
Montaggio: Peter R. Hunt
Scenografie: Ken Adam
Musiche: John Barry

giovedì 1 novembre 2012

Skyfall...done!


L'uscita di Skyfall nelle sale era originariamente prevista per la fine del 2011, ma le difficoltà finanziarie (per usare un eufemismo) della MGM costrinsero la EON a sospenderne sine die la produzione nel corso del 2010. L'uscita dalla crisi della MGM alla fine dell'anno permise fortunatamente alla Sony Pictures di annunciare la ripresa dei lavori nel 2011 in tempo per l'uscita a fine 2012, cogliendo fra l'altro l'occasione del cinquantesimo anniversario dal primo film, Dr. No (Licenza di Uccidere). 
Il regista designato per l'operazione è Sam Mendes (American Beauty, Era mio padre, Revolutionary Road). Fatto del tutto inedito nella serie di James Bond, la pellicola è stata affidata ad un regista affermato (fra l'altro premio Oscar all'esordio per America Beauty), che difatti lascia un'impronta piuttosto evidente sul prdotto.

Tonia Sotiropoulou - Bond's lover

Come abbiamo già visto il James Bond degli anni 2000 è molto diverso dai predecessori: più muscolare ma al tempo stesso vulnerabile, c'è molta meno attenzione per i gadget tecnologici (non sarebbe forse un compito troppo arduo trovarne di più immaginifici di quelli che la moderna tecnologia ci mette a disposizione?); torna il personaggio di Q (impersonato dal non poi così giovane Ben Whishaw, che ritroveremo presto in Cloud Atlas dei fratelli Wachowsky), giovane e un po' nerd anche se già pronto ad impegnarsi in schermaglie verbali con 007. Nessuna auto ipertecnologica, o meglio nessuna nuova auto, dal momento che viene rispolverata la progenitrice Aston Martin DB5, con tanto di sedile eiettabile e mitragliatrici nel paraurti. La dotazione di personale di Bond consiste in una "banale" pistola impostata per riconoscere la sua impronta digitale per sbloccare la sicura (in Vendetta privata era un fucile) e un segnalatore radio per inviare la propria posizione alla sezione Q.

Naomie Harris - Eve Moneypenny

Le location sono all'altezza del nome della ditta: Turchia - principalmente Istanbul - con una bellissimo inseguimento nella scena prima dei titoli di testa, Goa, Shangai, l'isola abbandonata di Hashima in Giappone, il villaggio di Glencoe in Scozia, e naturalmente Londra ed i Pinewood Studios.
Il ricorso al product placement è come sempre pesantissimo. Più o meno le marche sono sempre quelle: non sono riuscito a vedere se lo champagne è ancora Bollinger, la Coca Zero non so se si vede in qualche inquadratura ma sostiene ufficialmente la pellicola. Compaiono esplicitamente Virgin Atlantic, Heineken, Sony (laptop e smartphones), gli orologi sono sempre Omega,  i vestiti di Daniel Craig sono di Tom Ford, infine...la pistola è sempre una Walther!

Bérénice Marlohe - Sèvèrine

Le Bond girls non credo passeranno alla storia: Tonia Sotiropoulou, attrice e modella greca, è l'amante di Bond nel villaggio sul mare; la modella e attrice francese Bérénice Marlohe è Sévérine, la Bond girl "cattiva" e sfortunata, il cui bellissimo volto avrebbe probabilmente meritato un minutaggio più elevato. L'agente dell'MI6 Eve, collega di Bond sospesa dal servizio dopo che lo ha colpito per errore durante una operazione, è interpretata da una Naomie Harris (Pirati dei caraibi III e IV) fisicamente piuttosto in forma e sempre pronta al battibecco con 007. La ritroveremo nelle prossime puntate?
Judi Dench, dopo essere riuscita a portare il ruolo di M da carattere a personaggio, ruba la scena ed i minuti sullo schermo alle colleghe con oltre quarant'anni meno di lei. Quando si dice la classe non è acqua, e da questa M non ci aspettavamo nulla di meno!
Javier Bardem interpreta il vilain principale del film, Silva. Sono pochi i grandi attori che hanno avuto l'occasione di interpretare il ruolo del cattivo in un film di 007, e secondo me lui è quello che fa meglio di tutti. Da quando compare sullo schermo fino alla scena nel tunnel giganteggia, poi purtroppo il personaggio si perde ma senza sua colpa.
Ralph Fiennes è probabilmente una new entry che ritroveremo stabilmente nel cast, qui interpreta Gareth Mallory, il supervisore dei servizi segreti.

Judi Dench - M

Dal momento che il film è uscito in sala ieri purtroppo non posso mostrarvi i titoli di testa, ma vi anticipo che il ritorno di Daniel Kleinman si fa sentire: sono bellissimi a livello visivo e molto evocativi con le sagome-bersaglio a forma di Bond, lo 007 che spara alle proprie ombre, le macchie di sangue che diventano mappe del sottosuolo di Londra e le macchie di Rorschach che diventano lapidi tombali. Entusiasmante!
La theme song torna nel solco della tradizione (il titolo è lo stesso del film), ed è affidata alla potente voce di Adele, che ne è anche autrice, insieme a Paul Epworth. Una vera Bond song classicheggiante e perfettamente in linea con l'operazione nel suo insieme di recupero del passato in ottica moderna.

James Bond 007 and Aston Martin DB5 - modern classic

Nel 50° anniversario Mendes compie un'operazione davvero autoriale su 007. Si tratta di una ri-fondazione del mito. Ultimamente va di moda citare Nolan per il lavoro che ha fatto su Batman, quasi fosse un metro di paragone, ma in questo caso non sono d'accordo: Bruce Wayne riparte da zero, Bond no, mai.
E' vero quello di Craig è lo 007 meno simile all'originale, a volte un po' tamarro (quelle giacche un po' troppo corte...): cammina come un bodyguard e quanto all'abbigliamento casual è un disastro, epperò è il Bond declinato sui nostri tempi. Inutile negarlo, gli anni 60 sono lontani, i paradigmi di eleganza sono cambiati e l'esclusività del jet set è andata a farsi benedire grazie ai petrolieri arabi, ai mafiosi russi, ai neomiliardari cinesi ed anche per i volgari banchieri occidentali senza cultura, alla Patrick Bateman.
Non resta altro da fare che ricominciare, come Bond ha sempre fatto, e vivere i propri tempi senza dimenticare dove affondano le radici (forti di 50 anni di storia cinematografica e 23 pellicole di successo). Nel film le citazioni del passato e le strizzatine d'occhio al pubblico si rincorrono, ma il senso è chiarissimo e molto british: tutto è diverso ma tutto è ancora come deve essere: Q è tornato, Moneypenny siederà al suo posto, M è sempre lì dietro la sua scrivania e anche quando a causa dei nazisti, della SPECTRE, del terrorismo o persino di noi stessi tutto dovesse crollare, noi ci rialzeremo sempre per combattere uniti, come canta Adele.

Cosa si può dire di un uomo così? L'Inghilterra, la Regina, tutti noi abbiamo ancora bisogno di lui.
Bentornato in servizio 007.



2012 - Skyfall
Regia: Sam Mendes
Scenografia: Dennis Gassner
Costumi: Jany Temime



lunedì 29 ottobre 2012

Mai dire mai - Waiting for Skyfall



Kevin McClory, uno sceneggiatore irlandese che ha lavorato molto ad Hollywood, scrisse insieme a Ian Fleming un soggetto per un film di 007 intitolato Longitude 78 West. Il progetto poi non si concretizzò e Fleming ne trasse il proprio romanzo Thunderball, da cui la EON trasse l'omonimo film. McClory, che aveva fatto causa per plagio a Fleming, si era impegnato a non realizzare film basati sul medesimo soggetto per dieci anni dall'uscita di Thunderball. Già durante gli anni 70, McClory aveva iniziato a lavorare al progetto per il quale aveva pensato a Richard Burton come protagonista, Orson Welles nel ruolo di Ernst Blofeld e Trewor Howard in quello di M.

Prunella Gee- Patricia Fearing

Alla fine, Sean Connery, che aveva aiutato McClory a nel lavoro sullo script, si ritrovò ancora una volta a intepretare 007, e fu proprio lui a suggerire Klaus Maria Brandauer, all'epoca ancora poco noto a livello internazionale, nel ruolo di Maximilian Largo e Max Von Sydow in quello di Blofeld.
Alla regia venne ingaggiato Irvin Kershner, sperimentato professionista da poco reduce del successo di Guerre Stellari - L'impero colpisce ancora.

Il titolo del film (Never say never agian) fa ironicamente riferimento alle (incaute) affermazioni di Connery, che dopo Una cascata di diamanti aveva assicurato alla stampa che non sarebbe mai più stato Bond: Never Again! A seconda delle versioni la leggenda attribuisce l'idea ala moglie di Connery, Micheline oppure a Kershner.

Valerie Leon - "Lady in Bahamas"

Inutile dire che la EON di Broccoli non vide affatto di buon occhio l'operazione, e come vi ho già raccontato a suo tempo si vide "costretta" a utilizzare ancora una volta il "cavallo sicuro", cioè Roger Moore che  invece di abbandonare il franchise dopo Solo per i tuoi occhi come era originariamente previsto, fu costretto a girare Octopussy per una sfida tra Bond ultracinquantenni francamente al limite del grottesco.
Le location di Mai dire mai sono all'altezza della fama 007: Bahamas, Costa Azzurra, Spagna (Almeria). Il Disco volante, lo yacht di Largo, era in realtà il Nabila del miliardario arabo Adnan Kashoggi.
Q, qui impersonato da Alec McCowen, mette a disposizione di Bond una stilografica decorata con lo Union Jack e armata con un dardo a razzo e una motocicletta (in realtà una Yamaha XJ 650 turbo) equipaggiata con paracolpi, lanciarazzi e propulsione a reazione per saltare quando necessario.
Purtroppo nessuna automobile viene utilizzata da 007, mentre la cattiva Fatima guida una vistosa R5 Turbo


Barbara Carrera - Fatima Blush

Moltissime le Bond girls, Prunella Gee, attrice inglese prevalentemente di TV, interpreta Patricia Fearing, una fisioterapista che "cura" 007 quando si trova nella beauty farm. Valerie Leon (inglese, a dispetto del nome), dopo avere fatto la comparsa in La spia che mi amava, conquista un ruolo di vera Bond girl ed è la turista senza nome che "pesca" 007 al largo delle Bahamas. La bellissima attrice originaria del Nicaragua Barbara Carrera interpreta la henchmen di Largo Fatima Blush, assassina psichicamente disturbata.
Infine Kim Basinger, all'epoca ancora semisconosciuta e "scovata" da Micheline Connery, ha la parte di Domino Petachi (Petrescu nell'edizione italiana), amante di Largo che passa dalla parte dei buoni quando scopre che questi le ha assassinato il fratello.

Kim Basinger  - Domino Petachi

Per dovere di cronaca aggiungo che Pamela Salem, attrice e produttrice britannica, interpreta Moneypenny e che si registra l'esordio di Rowan Atkinson, futuro protagonista delle parodie di 007 della serie Johnny English, nel ruolo dell'impacciato funzionario consolare Nigel Small-Fawcett.
Un aspetto rimarchevole dell'operazione sono i costumi: un compendio del più fantasioso stile eighties con larghissime spalline e tacchi vertiginosi. I nude look finto stracciato di Barbara Carrera sono letteralmente impensabili oggi. Le tutine di Kim Basinger ed il costume da bagno con la testa di tigre che sfoggia nel finale strappano applausi a scena aperta!

Rowan Atkinson - Nigel Small-Fawcett

Per quanto riguarda l'esito della battaglia dei Bond vi rimando al post su Octopussy. Il film, nonostante le frequenti autoironie su uno 007 "vecchio", fu comunque un successo.

Sono ormai giunto al termine di questa lunga (per l'esattezza 25 puntate!) serie di post dedicati a 007. Mercoledì prossimo l'attesa avrà termine e finalmente uscirà Skyfall, di cui ovviamente vi renderò conto non appena l'avrò visto.

Prima di iniziare questa rubrica non ero particolarmente appassionato di 007, ma devo ammettere che scoprirne la storia e l'evoluzione nel tempo mi ha davvero divertito e adesso...so già che mi mancherà! 
Niente lacrime però, la EON ha già deliberato la lavorazione di James Bond 24: il prossimo capitolo è già partito e noi come sempre lo aspetteremo con trepidazione. Au revoir, comandante Bond!


1983 - Never say never again (Mai dire mai)
Regia: Irvin Kershner
Scenografia: Stephen Grimes, 
Costumi: Charles Knode




venerdì 26 ottobre 2012

James Bond 007 Casino Royale - Waiting for Skyfall


Nel 1967 il produttore Charles K. Feldman propose alla Columbia Pictures di realizzare un film su 007 basandosi sul soggetto originale di Casino Royale di Ian Fleming. Come abbiamo visto nei post precedenti, infatti, la Eon di Cubby Broccoli deteneva i diritti per lo schermo su tutte le opere di Fleming fatta eccezione per Casino Royale, i cui diritti erano stati venduti nel 1954 quando venne realizzato il Casino Royale televisivo della Climax!

David Niven e Deborah Kerr abbattono "cedRRRoni" esplosivi 

Alla Columbia non parve vero di poter sfruttare il traino di un nome già  consolidato (sebbene arrivato all'epoca "solo" al quarto capitolo: Thunderball) e ingaggiò per l'occasione un cast stratosferico, stanziando sì un budget più basso di quelli con cui lavorava la EON, ma comunque ragguardevole. Feldman in un primo momento ingaggiò il pluripremiato sceneggiatore Ben Hecht (Notorious), in seguito pare che il plot sia stato riscritto quasi completamente da Billy Wilder, per finire nelle mani dei più anonimi Mankowitz, Law e Sayers. In tutta sincerità non so se fin dall'inizio l'idea fosse quella di realizzare una parodia e non un film "serio".
Sta di fatto che la produzione della pellicola, forse anche a causa di un cast di attori-primedonne, presto sfuggì ad ogni controllo, come testimoniato dal rapido succedersi di numerosi registi alla direzione dell'opera: Ken Hughes (Schiavo d'amore), Robert Parrish (Lo sperone insanguinato), John Huston e Val Guest, che si trovò a tentare di dare un senso a quanto girato fino a quel momento (con il titolo di coordinating director...che neanche al ministero!).
All'uscita del film il costo finale era lievitato a ben dodici milioni di dollari, il doppio rispetto a quanto preventivato e molto di più rispetto a You only live twice, uscito nello stesso anno e costato "solo" nove milioni e mezzo!


Come in ogni film di 007 che si rispetti non possono mancare i gadgets della sezione Q, come un Rolex Oyster Perpetual dotato di videocomunicazione e una penna stilografica che spruzza gas velenoso negli occhi di chi la usa. Anche la SMERSH (la sezione omicidi del KGB che nella versione della EON prese il nome di SPECTRE, perdendo al contempo la connotazione sovietica) ha a disposizione giochini divertenti come ricetrasmittenti celate in canne da pesca e in cornamuse, galli cedroni meccanici (ed esplosivi) e un furgone-bomba telecomandato.

Daliah Lavi - The detainer

Il cast è straordinario: James Bond è interpretato da David Niven (che Fleming avrebbe voluto al posto di Sean Connery nella serie ufficiale), Le Chiffre ha volto e corpo di Orson Welles, mentre Peter Sellers interpreta il "teorico del baccarat" Evelyn Tremble, prontamente ribattezzato James Bond (per confondere la SMERSH).  Woody Allen, infine, è il misterioso Dr. Noah (parodia del Dr. No dell'omonimo primo film con Connery), l'uomo che tira i fili della macchinazione.

Jacqueline Bisset - Miss Goodthighs

Difficile tenere il conto delle Bond girls:
Deborah Kerr è l'agente Mimi, incaricata di distruggere l'immagine di Bond/Niven dimostrandone l'amoralità; finirà col fallire la propria missione e innamorersene perdutamente!
Ursula Andress dopo essere entrata - in bikini - nella storia come prima Bond girl "protagonista" in Dr. No, si toglie la soddisfazione di eesere anche la prima a impersonare Vesper Lynd.
Jacqueline Bisset è Miss Goodthighs (Bellagamba in italiano), una seducente agente dello SMERSH, Daliah Lavi (Lord Jim con Peter O' Toole) è l'agente incaricata di verificare il buon esito dell'addestramento degli agenti dell'MI6 a resistere alla seduzione femminile; Barbara Bouchet è Miss Moneypenny, o meglio sua figlia, visto che a quanto dice il suo personaggio la madre si è fatta suora dopo anni di attesa della fatidica dichiarazione da parte di 007. Joanna Pettet (qualche apparizione in Fantasilandia e Love Boat) è invece Mata Bond, la figlia di James Bond e Mata Hari!

Ursula Andress - Vesper Lynd

Numerosissime le apparizioni ed i cameo: John Huston, Jean Paul Belmondo, William Holden, Charles Boyer, Peter O'Toole, Geraldine Chaplin, Angela Scoular qui è Buttercup, la ragazza nella vasca da bagno: sarà anche Bond girl "ufficiale" nel 1969. Caroline Munro invece dovrà aspettare fino al 1977 e La spia che mi amava.

Barbara Bouchet - Miss Moneypenny

Come avrete ormai capito, nella produzione di questa pellicola il casino ha regnato sovrano (perdonate il gioco di parole, ma un'occasione così non mi capiterà più): durante la lavorazione Orson Welles e Peter Sellers neanche si parlavano (la partita a baccarat è stata girata in due momenti separati), Sellers era stressato dalla crisi del suo matrimonio con Britt Ekland (sara Bond girl in L'uomo dalla pistola d'oro), roso dalla gelosia verso Welles e Woody Allen e per di più avrebbe voluto recitare la sua parte "in serio" e non come parodia, arrivando ad ingaggiare uno sceneggiatore perchè scrivesse le battute del suo personaggio.
Gelosie, invidie e la mancanza di una gestione unitaria del progetto fanno sì che questo si salvi solo per la qualità del cast, per la bellezza delle scenografie psichedeliche e per la vena di incontenibile follia che lo pervade. Il liberatorio finale è emblematico: butta definitivamente in vacca tutto quanto con tanto di pellerossa paracadutisti, foche ballerine, cariche di cowboy, scimmie astronaute e chi più ne ha più ne metta!

Joanna Pettet - Mata Bond

Un punto di forza del film è la colonna sonora basata sulla musica di Burt Bacharach (The look of love fu candidata all'Oscar, senza vincerlo peraltro). Non perdetevi la incredibile versione italiana Lo sguardo d'amore nella scena in cui Tremble si reca a casa di Vesper.
Il tema del film è Casino Royale di Herb Alpert & The Tijuana Brass ormai è un classico al pari delle più famose canzoni della serie "originale" di 007.

Nonostante il film sia stato impietosamente (e correttamente, almeno da un punto di vista "accademico") stroncato dalla critica, si risolse comunque in un successo commerciale, incassando quasi tre volte più di quanto speso. Orson Welles attribuì il successo di pubblico alla attrattività della locandina con la donna tatuata (vedi foto all'inizio del post), ed io non saprei dargli torto!

Ci stiamo avvicinando alla fine di questa lunghissima carrellata dedicata ai film di 007. Resta però ancora un capitolo importante, cioè il ritorno di Sean Connery in una produzione "apocrifa" del 1983: Mai dire mai. Ve ne darò conto nel prossimo e conclusivo post!

Woody Allen - Dr. Noah


1967 - James Bond 007 - Casino Royale
Regia: John Huston, Val Guest, Ken Hughes, Joseph McGrath,Robert Parrish
Scenografia: Michael Stringer
Costumi: Julie Harris







mercoledì 24 ottobre 2012

Climax! Casino Royale (1954) - Waiting for Skyfall


Chi di voi non ha mai letto la Settimana Enigmistica? Mio nonno la comprava sempre; a me piaceva rubargliela e leggere le stranezze e curiosità che immancabilmente animano la rubrica intitolata Forse non tutti sanno che...
Cosa c'entra questo con un blog di cinema? E' per spiegarvi che non posso resistere a scrivere Forse non tutti sanno che...il primo James Bond dello schermo non ha la faccia di Sean Connery bensì quella di Barry Nelson, mascelluto attore americano che molti di voi avranno visto in Shining di Kubrick dove interpreta il direttore dell'albergo che fa il colloquio per assumere Jack Nicholson.


Ma andiamo con ordine: Climax! è una serie di telefilm andata in onda negli USA fra il 1954 ed il 1958, caratterizzata dalla tematica mistery e dal fatto che ogni puntata è una storia a sè.
La terza puntata è un adattamento dal primo libro edito da Fleming sull'agente segreto britannico James Bond. Il formato telefilm e la necessità di lavorare con un cast ragionevolmente ridotto per le esigenze televisive ha imposto una decisa sforbiciata alla trama originale.
007 non nasce cinematograficamente James bensì "Jimmy" Bond ed è un agente della CIA (e non dell'MI6), con un curioso scambio di ruoli Leiter da Felix diventa Clarence ed è un agente britannico (e non della CIA). Le figure di René Mathis e di Vesper Lynd vengono condensate in quella di Valerie Mathis, interpretata da Linda Christian, famosa in Italia soprattutto per essere la madre di Romina Power.
La conclusione della vicenda è altresì semplificata, con Bond che uccide Le Chiffre dopo che questi lo ha torturato rompendogli le dita dei piedi con una pinza (mentre nell'originale la tortura è esattamente quella mostrata nella recente versione cinematografica con Daniel Craig).


007 fa la sua prima apparizione in smoking bianco, ma la nazionalità americana non gli dona. Nelson non è raffinato e seducente come oggi pretenderemmo dal personaggio, tuttavia convince nel ruolo di spregiudicato giocatore di baccarat e ci mette poco più di un quarto d'ora a baciare Linda Christian, velocità giustificata dalla bellezza dell'attrice (in ottima forma anche se reduce l'anno prima dalla sua seconda gravidanza) che è fra l'altro vestita in modo superlativo.
Peter Lorre, all'epoca appena cinquantenne, è piuttosto imbolsito ma è perfido e pericoloso nel ruolo di un Le Chiffre disposto a tutto pur di entrare in possesso del denaro vinto da 007 in barba ad ogni calcolo probabilistico.


Per chi si fosse incuriosito Climax! Casino Royale è facilmente reperibile in versione originale su youtube (per esempio qui). A mio avviso sia il documento "storico" che - soprattutto - l'ambientazione anni 50 che costituisce l'humus in cui 007 è stato creato, meritano un'occhiata.

Nella prossimo post vi racconterò qualcosa dei moltissimi aneddoti che circondano la parodia di Casino Royale uscita nel 1967. Il progetto vide la partecipazione di alcuni fra i più grandi registi ed attori dell'epoca...ma sto già anticipando i tempi, arrivederci alla prossima puntata!



1954 - Climax! Casino Royale
Regia: William H. Brown
Scenografia: James Del Val





venerdì 19 ottobre 2012

Quantum of solace - Waiting for Skyfall /22


La serie dei film con protagonista James Bond ebbe inizio nel 1962. Per il mondo del cinema si tratta di alcune ere geologiche: tanto per fare qualche esempio in quell'anno morì Marilyn Monroe, l'Algeria ottenne l'indipendenza dalla Francia, si formarono i Beatles, si aprì il concilio ecumenico II, il mondo rischiò la guerra nucleare per la crisi dei missili a Cuba, le sorelle Giussani pubblicarono il primo numero di Diabolik, Frank Morris fuggì da Alcatraz ed ispirò il film (del 1979) con Clint Eastwood. Insomma, si trattava di tempi interessanti quanto lontani agli occhi dello spettatore di oggi.
Fin dall'inizio Albert "Cubby" Broccoli, il boss della EON, la casa di produzione "ufficiale" dei film di 007 aveva in mente di realizzare una serie di film, ma nel mondo dello spettacolo le buone intenzioni fanno presto a morire, e come abbiamo visto negli ultimi mesi si dovette imparare a industrializzare il prodotto, sempre diverso ma con elementi che ne garantiscono la riconoscibilità immediata.

L'agente Fields coperta di oro nero

Considerando i primi capitoli della serie in rapporto all'ultimo Quantum of solace la differenza nell'approccio è davvero impressionante. I binari su cui viaggia il prodotto seriale sono evidenti, nessun dettaglio è trascurato. Questo lo rende un eccellente prodotto, lo spettatore senza dubbio si diverte; tuttavia si è un po' perso il "cuore", il gusto di divertirsi e ogni tanto di ridere un po' di se stessi:

Detto questo, per la prima volta dal 1962 il film costituisce a tutti gli effetti un sequel del precedente Casino Royale; l'idea di sfruttare questa nuova formula fu di Michael G. Wilson, figliastro di Broccoli che dalla morte di questi a assunto la direzione della EON, insieme alla sorellastra Barbara Broccoli.
A mio avviso l'avvento e lo straordinario successo della saga di Jason Bourne hanno avuto un impatto piuttosto pesante su 007, la cui produzione ha cercato di fare proprie alcune caratteristiche del nuovo franchise, scegliendo di entrare in concorrenza quasi diretta piuttosto che di puntare sugli elementi "storici" che ne hanno fatto la forza. Ad esempio venne ingaggiato Dan Bradley, espertissimo coordinatore di stunt e regista di seconda unità, che guardacaso ha girato le scene di azione in The Bourne Supremacy e The Bourne Ultimatum.
La regia, dopo essere stata offerta allo sceneggiatore Paul Haggis (Million dollar baby, Crash-Contatto fisico, Flags of our fathers, Casino Royale, The next three days) venne assegnata a sorpresa a Marc Forster (Monster's ball, Neverland-Un sogno per la vita, Il cacciatore di aquiloni), un regista di sentimenti più che  di azione, che doveva indagare il lato emotivo di Bond, dopo la perdita dell'amata Vesper Lynd.
Le location vedono ancora molta Italia: Siena (durante il palio), il lago di Garda, Austria, Panama e Cile.
Anche in questo capitolo non compaiono ne Q nè miss Moneypenny e, in omaggio al nuovo corso "relaistico" non compaiono gadget particolarmente tecnologici, in compenso si ricorre in abbondanza al "product placement" per Heineken, Sony, Ford. La Coca Cola ne approfittò per una serie speciale della Coca Zero, ribrandizzata Coca Zero Zero 7!

Gemma Arterton - Strawberry Fields

Nella serie con Daniel Craig le Bond girls sono sempre due: in questo caso Gemma Arterton (attrice che sa scegliersi bei film da fare, ad esempio: Rocknrolla, I love radio rock) interpreta la affascinante Strawberry Fields, funzionaria del consolato britannico in Bolivia che per avere aiutato 007 verrà uccisa   annegata e ricoperta di petrolio, in una scena che è una esplicita citazione di Goldfinger.
La Bond girl principale è invece l'attrice di origine ucraina Olga Kurylenko, che si guadagna la parte dopo aver dimostrato le proprie capacità come spalla femminile in due film tratti da videogiochi: Hitman e Max Payne. L'ex agente dei servizi boliviani Camille Montes è un contraltare molto efficace a 007, una vera dura che infatti riesce a sopravvivere anche all'incontro con Bond! 
Giancarlo Giannini dopo Casino Royale è ancora René Mathis (la cui fidanzata è interpretata da Lucrezia Lante Della Rovere), vecchia volpe dei servizi segreti, che troverà la morte per mano dell'organizzazione Quantum, un inquietante accolita internazionale di politici e industriali al cui confronto la Spectre sembra pericolosa quanto una bocciofila. Mathieu Amalric, che aveva già lavorato con craig in Munich,  interpreta Dominic Greene, il villain principale per il quale pare si sia ispirato a Tony Blair e Nichoals Sarkozy!

Olga Kurylenko - Camille Montes
I titoli di testa passano da Daniel Kleinman alla crew americana MK12, che si riallaccia parzialmente allo stile di Binder utilizzando le figure scure su fondo a colore saturo, torna anche la pallottola come elemento di raccordo, un po' come in Goldeneye. La simbiosi fra le dune di sabbia ed il corpo delle ballerine è davvero d'effetto. La title song, come già in CasinoRoyale rientra nelle "eccezioni", dal momento che non cita il titolo del film. Another way to die è interpretata da Jack  White e Alicia Keys: nonostante l'indiscusso talento e la professionalità il risultato non convince.

A 46 anni di distanza dal primo film, James Bond è ormai entrato nella storia non solo del cinema, ma del costume assurgendo quasi a parametro di eleganza. Gli esami, però, non finiscono mai e per tenere testa ai nuovi concorrenti occorre alzare l'asticella dello spettacolo e della violenza, finendo forse per snaturare un po' il personaggio cinematografico originale. Il Bond degli anni 2000 non è più il giocatore vincente e donnaiolo degli esordi, è tormentato, moralista e serioso come gli anni che viviamo. Personalmente avrei preferito uno sviluppo diverso del personaggio, ma resto un fedelissimo che non si perde una "prima". Lo ammetto: 007 mi ha conquistato negli anni della giovinezza e ancor oggi attendo con ansia l'uscita di ogni nuovo film.
Il 31 ottobre appuntamento quindi al cinema per verificare di persona quali sorprese ci riserverà, nel cinquantenario da Dr. No,  Skyfall, il 23° capitolo che dai trailer si preannuncia esaltante.
Per ingannare il tempo, nell'attesa vi racconterò qualcosa dei film "apocrifi", ossia dei rari film su 007 non realizzati dalla EON. Alla prossima puntata!





2008 - Quantum of solace
Regia: Marc Forster
Scenografia: Dennis Gassner
Costumi: Louise Frogley





martedì 16 ottobre 2012

Casino Royale - Waiting for Skyfall /21


Con l'arrivo del nuovo millennio si pose per la EON di Barbara Broccoli e Michael G. Wilson un importante dilemma: come rinfrescare l'immagine di 007?
Una delle caratteristiche del franchise dell'agente segreto più famoso al mondo è infatti proprio quella di essersi saputo adattare ai tempi, cambiando attori e stile.
Nel 2002, lo stesso anno di Die another day, era uscito The Bourne Identity, che resettava completamente il clichè del film di intelligence, portando la spettacolarità dell'azione ad un livello superiore. Il successo del sequel The Bourne supremacy confermò la necessità di tenere testa ad un concorrente di altissima caratura.
Nel 2005, invece, Christopher Nolan con Batman Begins dimostrava quanti gradi di libertà  sono consentiti sfruttando con intelligenza l'opzione del reboot, cioè del ricominciare la saga di un personaggio da zero, senza prendere in considerazione in alcun modo i film precedenti.



Nel frattempo la MGM aveva acquisito dalla Sony i diritti cinematografici di Casino Royale, il primo libro di Fleming e l'unico non ancora sfruttato dalla EON come sceneggiatura.
Non è fatto molto noto che persino Quentin Tarantino dichiarò il proprio interesse a fare uno 007 basato  su Casino Royale, con Pierce Brosnan protagonista, ma ambientato negli anni 50 e  girato in rigoroso bianco e nero! Se sia realtà o leggenda probabilmente non lo sapremo mai, quello che è sicuro è che per terrorizzare i produttori sarebbe bastato molto meno!

Tarantino o no, l'occasione si presentava ghiotta per rilanciare alla grande la serie con un reboot di 007 a partire da "the very beginning" con un Bond giovane ed ancora relativamente inesperto? Una volta scelta questa strada, apparve evidente la necessità di utilizzare un attore diverso da Brosnan, ormai troppo in là con gli anni. Al solito furono vagliatio moltissimi candidati, fra gli altri: Goran Višnjić (escluso per l'accento poco british), Eric Bana, Hugh Jackman,il giovanissimo Henry Cavill (che piaceva molto, lo troveremo nel 2013 nel reboot di Superman: Man Of Steel), Colin Salmon (già agente dell'MI6 in due Bond con Brosnan, rischiò di essere il primo 007 di colore).


Alla fine la tenzone si ridusse a Clive Owen ed al più giovane Daniel Craig, che alla fine la spuntò.
Lo 007 degli anni 2000 sarà quindi: biondo, giovane (38 anni), molto muscoloso e anche un po' tamarro (ahimè, i canoni dell'eleganza oggi non sono più quelli del bel tempo che fu).
Grande spazio viene lasciato all'azione "Bourne style", con ampio uso del Krav Maga e una lunga sequenza di inseguimento in stile parkour (i puristi direbbero che in realtà e free running).

Le location sono classicamente bondiane: Londra ovviamente, poi le Bahamas, Venezia, Praga e Karlovy Vary (che finge di essere il Montenegro) in Repubblica Ceca, conclusione in bellezza sul lago di Como.
La Aston Martin continua ad essere l'auto ufficiale di Bond (qui è una DBS V12 con cassetto porta-pistola e defibrillatore portatile). Contrariamente alla tradizione non compaiono nè il personaggio di Q nè quello di Moneypenny, Mentre Judi Dench viene confermata nel ruolo di M (ruolo da lei portato a rilevanza prima insuale).


Caterina Murino - Solange

Il ricorso al product placement come fonte di introiti per la produzione è di fatto ormai inevitabile: dopo "l'era BMW" dei primi tre film con Brosnan inizia una collaborazione con la Ford, le cui auto non fanno parte della dotazione ufficiale, ma Bond le prende sempre a noleggio. Grande pubbicità anche per la birra Heineken, la Virgin Atlantic (con una fugace apparizione di Richard Branson nel metal detector, fateci caso), i vestiti Brioni, gli occhiali Persol. Telefoni cellulari e computer sono invariabilmente della Sony.
Poche ma straordinarie le Bond girls: Caterina Murino intepreta Solange, la moglie di un faccendiere. Con l'ingresso al casinò fasciata di un vestito da sera rosso e con la cavalcata sulla spiaggia in costume da bagno vince di gran lunga la gara di bellezza con Eva Green che però interpreta un ruolo importante: Vesper Lynd, una delle sole due donne al mondo che 007 abbia mai amato. La Green ha il piglio giusto per il ruolo, per il quale aveva dovuto vincere la concorrenza di  Angelina Jolie, Charlize Theron, Cecile de France e Audrey Tatou.

Eva Green - Vesper Lynd

Daniel Kleinman supera sè stesso con forse i migliori titoli di testa di sempre: sfrutta il tema del gioco d'azzardo utilizzando effetti caleidoscopici e frattali. Le pistole sparano proiettili a forma di semi delle carte da gioco, mirini di fucili di precisione diventano ruote di roulette. Il tripudio è completo quando viene composta la scritta 007  con una pistola i cui proiettili bucano una  carta da gioco n°7.
La theme song, il cui titolo - You know my name - è diverso da quello del film è straordinariamente trascinante ed efficace, scritta e cantata dall'ex-Soundgarden Chris Cornell. 

Alla regia ritroviamo Martin Campbell, un esperto in "prime volte di 007", dal momento che aveva già diretto Goldeneye , il resto del cast tecnico viene sostanzialmente e giustamente confermato.

Negli anni 2000 lo sviluppo di tecnologia e telecomunicazioni rende più difficile creare dei gadget tecnologici credibilmente straordinari, ed infatti la produzione sceglie di non puntare su quelli; d'altro canto la spettacolarizzazione della violenza rende "necessario" che Bond semini sulla sua strada una scia di cadaveri ammazzati nei modi più strani. Addirittura lo vedremo imbracciare una mitraglietta (Sean Connery sarà rabbrividito). Il nuovo Bond è più giovane e atletico ma meno "vincente", insomma un po' meno Bond del solito.
Daniel Craig, dopo le perplessità iniziali di grandissima parte della critica, convince il pubblico (che poi è ciò che conta... o no?) e si guadagna un contratto per altri quattro film.
La pellicola è in assoluto la più remunerativa nella storia del franchise dando ancora una volta ragione alla EON, che al termine delle riprese ha già in cantiere il sequel. Ebbene sì, per la prima volta dal 1962 due film di Bond avranno una trama collegata uno all'altro: Quantum Of Solace (secondo una tradizione abbastanza consolidata riprende il titolo di un racconto di Fleming, ma il contenuto e del tutto originale) sarà la storia della vendetta di 007 contro l'organizzazione che ha causato la morte di Vesper. Lo 007 "moderno" saprà confermarsi o finirà col perdere la propria specificità? Lo scopriremo nel  prossimo post!





2006 - Casino Royale
Regia: Martin Campbell
Scenografia: Peter Lamont
Costumi: Lindy Hemming