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giovedì 10 ottobre 2013

Dior - L.A.dy Dior - Director's Ads


Benchè realizzato al di fuori dalla campagna 2011 per la Lady Dior, a chiosa di questa serie di post mi pare valga la pena segnalare questo ulteriore corto che vede ancora una volta protagonista Marion Cotillard per la regia di John Cameron Mitchell (che già aveva realizzato Lady Grey London).
In questo breve film vediamo una Cotillard nel ruolo di una sè stessa in crisi da stress alle prese con un impresario insensibile sullo sfondo di una coloratissima e spietata Los Angeles: un mondo in cui si vernicia l'erba perchè sia più verde (anche di quella del vicino) e persino una crisi di nervi viene sfruttata come geniale mossa di marketing.

La fotografia, luminosissima, è di Frank DeMarco che nel 2011 ha infilato un filotto con il promo dark ed elegante di Lady Grey London (sempre con Mitchell, come abbiamo visto), il crepuscolare Margin Call di cui ho parlato l'anno scorso, e infine questo scanzonato L.A.dy Dior: un'ottima annata!

Il video è molto divertente, una degna chiusura per questa serie di "Director's Ads" dedicati alla Dior Lady.


2011 - L.A.dy Dior 
Prodotto: Lady Dior
Regia: John Cameron Mitchell
Fotografia: Frank DeMarco

giovedì 3 ottobre 2013

Dior - Lady Rouge - Director's Ads


La carrellata sulla serie di corti/video promozionali dedicati alla Lady Dior, uno dei simboli più caratteristici della Maison francese, con protagonista Marion Cotillard si conclude con questo Lady Rouge.

La clip, che è in realtà la seconda della serie, è diretta da Jonas Akerlund, regista specializzato in video musicali  (ha lavorato con Roxette, Smashing Pumpkins, Madonna, U2, Prodigy, Christina Aguilera, Lady Gaga, Rammstein...e molti altri!), pur essendosi cimentato anche in alcuni - dimenticabili - lungometraggi, e non disdegnando la pubblicità.


Nello stile il video è molto simile a un video musicale vero e proprio, in una New York notturna la Cotillard interpreta due distinte anime di "rouge", legate dalla stessa canzone (dei Franz Ferdinand): The Eyes Of Mars. Il riferimento, piuttosto esplicito, a Eyes of Laura Mars di Irvin Kershner crea una circolarità fra musica e cinema, in cui la canzone dei Franz Ferdinand che fa da colonna sonora al video si riferisce al film, il quale a sua volta conteneva una colonna sonora piena di brani pop.
Semiologia a parte la Cotillard offre un'ottima prova come rockeuse,  sarà tutto merito della straordinaria borsetta?



2011 - Lady Rouge
Prodotto: Lady Dior
Regia: Jonas Akerlund
Theme song: Franz Ferdinand

martedì 24 settembre 2013

Dior - Lady noire affair - Director's ads


Come promesso proseguiamo nella carrellata dei commercials dedicati alla Lady, l'iconica borsa Dior, con protagonista Marion Cotillard.
Il primo capitolo della serie è Lady Noire, un classico intrigo che vede Marion coinvolta in un intrigo a Parigi, armata di una Lady nera dal contenuto misterioso (e griffatissimo), e con tanto di colpo di scena finale.

Il corto è realizzato da Oliver Dahan, regista di video (suoi alcuni famosi clip per i Cranberries, come Salvation e Animal Instinct), ma anche di cinema (I fiumi di porpora 2 con Jean Reno, ma anche l'atteso Grace di Monaco con Nicole Kidman nei panni di Grace Kelly, in uscita a novembre, mi pare)

Il regista si diverte a fare il verso a Hitchcock, con inquadrature che si stringono sugli occhi, e in cui l'insistere su un semplice particolare riesce a infondere una suspense insostenibile, anche grazie alla sapiente uttilizzo della musica.

Marion è, come sempre, bellissima e si esibisce in rischiose acrobazie come scalare la Tour Eiffel e correre con tacco 12 sull'asfalto bagnato, scena per cui spero abbia chiesto ed ottenuto un cospicuo bonus, o almeno una vantaggiosa assicurazione infortuni!

Il capitolo successivo sarà invece dedicato al colore rosso, ma ne riparleremo la settimana prossima!




2011 - Lady Noire Affair
Prodotto: Lady Dior
Regia: Olivier Dahan
Fotografia: Alex Lamarque

martedì 17 settembre 2013

Dior - Lady Grey London - Director's Ads


Lady Grey London è l'ultimo dei clip realizzati fra il 2010 ed il 2011 dalla Maison Dior per promuovere la borsa Lady, uno dei prodotti più iconici del marchio.
Di Lady Blue Shangai abbiamo già parlato qualche giorno fa, dei primi due capitoli "Black" e "Rouge" ci occuperemo prossimamente.
Lady Grey London, opera del regista ed attore texano John Cameron Mitchell non è solo un commercial molto riuscito, è anche un corto in tre atti di valore artistico assoluto, nel quale le carte dei generi cinematografici vengono mischiate in continuazione.

Il corto si giova dell'ottima prova di Ian McKellen, Russell Tovey (attore televisivo inglese) e di una Marion Cotillard che mai come qui incarna lo spirito della donna Dior: seduttrice e irraggiungibile sì, ma anche sensibile, compassionevole e capace di spingere gli uomini oltre i propri lmiti (cosa si potrebbe chiedere di più a una donna?)

La scena nel camerino, oltre al pregio di rivelare al mondo come si usano le giarrettiere maschili, è sinceramente commovente, ma non vi voglio rovinare il gusto della visione, ribadisco solo che il film è un finale in crescendo per la serie Lady Dior. Non vi tedio oltre, godetevi lo spettacolo!




2011 - Lady Grey London
Prodotto: Lady Dior
Regia: John Cameron Mitchell
Art Director: Robert Lussier
Musica: David Essex

martedì 3 settembre 2013

Dior - Lady Blue Shangai - Director's Ads


Che il solo grande schermo non sia sufficiente a contenere l'arte di David Lynch non fa notizia: regista di lungometraggi, cortometraggi, video musicali oltre che musicista e cantante, oggi ve lo propongo come una sorta di "one man band" (suoi regia, montaggio e musiche) creatore di un lungo commercial girato in digitale e dedicato alla Lady Dior, uno dei prodotti più iconici della Maison francese. Protagonista: nientemeno che mademoiselle Marion Cotillard.
Secondo le migliori tradizioni di Lynch la trama tratteggia una storia a cavallo tra due mondi, tra due epoche legate solo dai ricordi di Marion, da una Lady Dior blu e da una rosa.
Realtà, immaginazione, psicanalisi, sogno, reincarnazione: chi può dire esattamente quali componenti entrino a far parte di ciò che vediamo sullo schermo: l'unica certezza è una storia d'amore che oltrepassa i confini del tempo e della mente.
L'ambientazione in un albergo di Shangai rende omaggio in qualche modo al tipo di atmosfera descritto da Sofia Coppola in Lost in Translation, l'amore fra un cinese ed una occidentale invece mi ha ricordato L'amante di Annaud. Nello stesso periodo in cui è stato girato il commercial, la Cotillard era impegnata con le riprese di Inception: chissà se qualcuno le ha mai chiesto se le due performance si sono influenzate fra loro?



2010 - Lady Blue Shangai
Prodotto: Lady Dior
Regia, Montaggio, Musica: David Lynch
Fotografia: Justyn Field

martedì 4 settembre 2012

The Dark Knight Rises - Il cavaliere oscuro: il ritorno


Dopo la "pausa" di Inception, Christopher Nolan conclude - almeno per quanto lo riguarda - la saga iniziata con Batman Begins. Non si può negare che il franchise sia caratterizzato da una forte impronta autoriale di Nolan stesso che ha colto l'occasione per sviluppare alcuni dei temi che gli sono cari, in primo luogo quello dell'identità.
Il Batman-Bruce Wayne ben interpretato da Christian Bale è - volutamente - uno dei più "realistici"di sempre. Ben ancorato alla cronaca degli ultimi tempi, è un Batman pieno di dubbi e paure: inadeguatezza, dolore, perdita e non - ultima - la paura di restare prigionieri delle proprie stesse paure.
Meno male che i numerosi gadget tecnologici di cui dispone distraggono un po' dalla cupezza dell'atmosfera.


Nolan pesca un po' alla rinfusa dalla cronaca più o meno recente: un po' di 11 settembre,  la crisi economica, il terrorismo, che dapprima crediamo manovrato dal potere finanziario, mentre nel prosieguo si scopre essere l'esato contrario (un po' inquietante, no?). Mi pare di vedere un riferimento anche alla vicende di Occupy Wall Street, in cui le vittime della crisi, abilmente aizzate finiscono per sconfinare in una sorta di rivoluzione francese in cui i ricchi vengono giustiziati da una folla affamata di vendetta (e guidata dallo "Spaventapasseri" Cillian Murphy, personaggio minore ma presente in tutti e tre i film), ma che non può o non sa profittare delle ricchezze "confiscate", in una distruzione che non è per nulla creatrice e non diventa mai una vera alternativa. 


Per il gran finale della saga Nolan ed il fratello Jonathan, sempre con l'aiuto dell'esperto David S. Goyer, costruiscono una sceneggiatura in cui a Batman fanno da contraltare due cattivi: il principale, Bane (Tom Hardy, efficace anche con la maschera) è caratterizzato da un fisico a dir poco preponderante e dall'assenza di punti deboli psicologici. Non teme nulla perché non desidera nulla al di fuori della distruzione. Il secondo vilain è l'immancabile Catwoman interpretata da Anne Hathaway, che a dispetto dei dubbi della vigilia dimostra personalità nel ruolo: meno sorniona e più muscolare delle attrici che l'hanno preceduta nel ruolo, è molto felina nella totale noncuranza per chi è altro da sè. Sul fatto che potesse efficacemente indossare la tutina nera con gli occhiali-orecchie da gatta invece non c'erano dubbi e infatti fa una gran figura.


Se si volesse cercare un motto che racchiude tutto il dipanarsi della vicenda non potrebbe che essere Cherchez la femme. Le donne sono sempre il motore immobile delle vicende. Wayne vive nel ricordo di Rachel (che pure aveva scelto Dent, e lui lo sa), e non riesce a stabilire un rapporto chiaro nè con Miranda Tate (Marion Cotillard, non riesce a risaltare quanto meriterebbe in un personaggio fatto di misura e pacatezza) nè con la sfuggente Selina Kyle, come se non sapesse decidersi se invitarla a cena o spaccarle il grugno. 


Il cast è composto quasi esclusivamente di attori con cui Nolan ha già lavorato fra cui molti britannici (Nolan è di padre inglese). Christian Bale si conferma un Bruce Wayne sofferente e spesso inadeguato, forse la vera chiave del successo della serie, ecco magari avrei evitato la "voce da Batman", che fra l'altro nei dialoghi con il museruolato Bane può essere fonte di involontaria comicità. Tom Hardy è sacrificato dietro alla maschera, però ha una presenza fisica esorbitante e una inquietante luce di spietata follia negli occhi. Michael Caine è sempre un Alfred paterno al punto da farsi da parte come extrema ratio per salvare il suo pupillo. Gary Oldman, patisce un po' il fatto di doverci inevitabilente essere come Commissario Gordon, la sua parte è decisamente ridimensionata rispetto ai precedenti capitoli. Ritroverete Morgan Freeman nel ruolo di Lucius Fox, compaiono inoltre un Mattew Modine piuttosto invecchiato e James Gordon-Levitt in un ruolo minore eppure fondamentale.


La fotografia, come in tutti i film di Nolan, è firmata da Wally Pfister, che gira in IMAX, cioè utilizzando speciali camere a pellicola con una risoluzione elevatissima. La produzione avrebbe preferito che il film fosse girato in 3D, ma regista e direttore della fotografia hanno preferito questa soluzione, che quanto a spettacolarità non lascia nulla a desiderare, particolarmente nelle panoramiche di Gotham City, davvero bellissime e nella scena aerea all'inizio del film.


Secondo me la difficoltà di fare il film che conclude una serie sta nel lasciare tutti i tasselli in equilibrio, il che non è sempre un bene per la sceneggiatura. Il film comunque pur essendo lungo quasi tre ore è spettacolare e divertente nelle scene d'azione. I difetti sono quelli dei film di Nolan: l'eccesso di verbosità dei personaggi ("ora ti farò male, ti ridurrò in povertà e ti segregherò in un paese lontano, ma non senza spiegarti le vicende che mi portano a farti tutto ciò") e le sottotrame un tantino troppo lunghe, come nella storia della prigione.
Alla fine è una degna conclusione, ma consigliata solo a chi ha già visto i primi due capitoli (e magari si è fatto di recente un ripasso del secondo).




lunedì 12 dicembre 2011

Midnight in Paris


E' proprio una Parigi da cartolina quella che scorre sotto lo sguardo nelle prime sequenze di Midnight in Paris. Immagini di una città ad uso e consumo dei turisti, ognuno in cerca - forse - di un'idea di cultura, di fascino, di un sogno di eleganza che magari vive ancora solo nell'occhio di chi lo vuole ancora vedere.
Di certo è cosi per Gil, sceneggiatore di Hollywood ed aspirante romanziere. Per lui Parigi è un vero e proprio luogo dell'anima, nel quale sente di respirare la stessa aria dei suoi miti: Hemingway, Fitzgerald, T.S. Eliot.


Gil (un Owen Wilson svampito e stralunato) e la fidanzata Inez (Rachel McAdams, qui in versione "succedaneo di Scarlett Johannson"), si trovano a Parigi, ma pare che stiano visitando due luoghi diversi. Inez, infatti, è a Parigi per fare la turista, magari lasciandosi guidare dall'amico Paul (Michael Sheen, con l'aria di divertirsi un mondo a fare l'antipatico), un pedante intellettualoide; Gil invece ama fare lunghe passeggiate, magari sotto la pioggia, tentando di trovare l'ispirazione che gli manca per finire il suo romanzo, il suo “salto alla letteratura”. In modo magico la città gli regala una chance. Allo scoccare della mezzanotte, in una precisa viuzza, tutte le sere passa un'auto d'epoca che costituisce una porta per tornare agli anni 20, il tempo che Gil avrebbe sempre voluto vivere:  la Parigi della “festa mobile”, tra una bevuta in compagnia di Hemingway e una chiacchierata con Dalì o Picasso.


Nel mondo fantastico che vive di notte, Gil riesce a far leggere una copia del manoscritto del suo romanzo a Gertrude Stein, da cui otterrà (ovviamente!) preziosi consigli. Ma nella realtà parallela non c'è solo il libro: nel corso delle sue scorribande notturne il protagonista incontra Adriana (Marion Cotillard, per correttezza ammetto di essere suo fan sfegatato sin dal lontano 1998), giovane amante di Picasso oltre che di Modigliani e Braque.
Diviso tra due realtà, quella magica della notte e quella frustrante del giorno, Gil si innamora immancabilmente della seducente parigina, il cui sogno è invece quello di vivere la Belle Epoque, i tempi di Toulouse-Lautrec, Gauguin, Degas (i quali a loro volta dichiarano che l'età migliore è stata sicuramente quella del rinascimento). Non c'è scampo: nessuna età è quella "giusta" ed il rischio è quello di passare senza soluzione di continuità da un tempo all'altro, senza sentirsi mai realmente al proprio posto! O forse si può decidere di mettere mano alla propria vita e buttare il cuore oltre l'ostacolo. Parigi  di certo non rifiuterà una piccola, ultima coincidenza...

Una volta tanto non si può trascurare la scenografia, curata da Anne Seibel (già direttore artistico per Il diavolo veste Prada e Hereafter), che passa con nonchalance dall'allestimento di un bistrot nel quale incontriamo Dalì che beve un bicchiere in compagnia di Buñuel e Man Ray, alla ricostruzione della casa-studio di Gertrude Stein (Kathy Bates), alla splendida festa a casa Fitzgerald, per finire con il Moulin Rouge di Toulous-Lautrec. Un film come questo è un'occasione d 'oro per ogni scenografo, e la Seibel non perde l'opportunità giocando con le ricostruzioni d'epoca precise, ma senza perdersi in maniacalismi che non sarebbero in linea con il tono della pellicola.


Interessanti anche i costumi opera di Sonia Grande (The Others, Il Mare Dentro, Vicky Cristina Barcelona, Gli abbracci spezzati), piuttosto curati: i coniugi Fitzgerald sono elegantissimi, Hemingway sembra appena tornato da un safari, il torero Juan Belmonte è un vero dandy. Marion cotillard con il vestitino giallo oro vale da sola il prezzo del biglietto (attenzione anche all'acconciatura "d'epoca", deliziosa).


Il cast di attori è straordinario. Oltre ai già citati troviamo Adrien Brody, un Dalì elegante e divertente, Alison Pill-Zelda Fitzgerald (avvistata già in Milk di Gus Van Sant), non manca nemmeno un ruolo, piccolo ma cruciale, per Carla Bruni nelle vesti di una gentile guida turistica. Un passaggio anche per Lèa Seydoux (vista in Robin Hood, la si attende in un ruolo vilain nel prossimo Mission Impossible: Protocollo fantasma)

Allen pare aver raggiuto un'età ed un'autorevolezza per cui può fare sempre il film che vuole, ed aver deciso di divertirsi un po'. Il film mette un sacco di carne al fuoco, regala corpo e parola a un buon numero dei più grandi artisti e scrittori del secolo scorso, ma lo sviluppo non sceglie con decisione nè la strada della riflessione filosofica, nè quella della battuta fulminante (strada che Allen sembra aver abbandonato dai tempi de La maledizione dello scorpione di giada). Alla fine la pellicola è divertente, anche grazie all'interpetazione ironica di alcuni attori (a mio parere in questo campo Adrien Brody e Michael Sheen spiccano sul resto della troupe) ma dubito che molti spettatori la ricorderanno a lungo,come sicuramente accade per altri titoli di Allen.

Il Gil di Owen Wilson (attore forse troppo bello e prestante per questa parte) pare muoversi fra esaltazione e spaesamento in un continuo salto temporale che riflette la sua stessa lacerazione fra la scelta pragmatica di scrivere dozzinali sceneggiature e l'aspirazione alla vera Arte. Ma non esistono età dell'oro, o meglio ciascuna lo è. Chissà se qualcuno dei miti di Gil, avendone la possibilità, non avrebbe preferito vivere negli anni dieci del duemila. Secondo Allen, e la tesi mi sembra condivisibile, abbandonarsi a un inconcludente “come sarebbe stato bello” porta immancabilemnte a chiudersi delle opportunità  nella vita presente. Questa è la nostra belle epoque, sta noi farla tale e farla ricordare nel futuro come un momento di grande fermento artistico ed ideale, ne abbiamo tutti i mezzi (o almeno Allen sembra esserne convinto).
Ai posteri l'ardua sentenza!


giovedì 25 novembre 2010

Inception - Distinguere nei sogni il falso dal vero


Dentro un  film d'azione dove si susseguono senza posa sparatorie ed inseguimenti, Christopher Nolan (Memento, Insomnia, Batman Begins, The Prestige, The Dark Knight) nasconde una complessa riflessione sulle sue tematiche preferite: sogno, realtà ed illusione. 
Il film ipotizza che sia stata scoperta una tecnica per introdursi nel subcosncio attraverso il sogno. Un team di spie industriali specializzato nel furto di informazioni direttamente dalla mente dei derubati viene assoldato per compiere l'operazione inversa, invece di scoprire un pensiero nascosto dovranno inserirne uno nuovo nella mente di un giovane capitano d'industria, Robert Fischer (Cyllian Murphy: Ritorno a Cold Mountain, Batman Begins, Il cavaliere oscuro), inducendolo a smantellare il proprio impero economico. Per farlo dovranno calarsi nel profondo del subconscio di Robert inducendolo - nel sogno - a sognare ancora e ancora, scendendo sempre più nel profondo della sua mente.
Nell'intreccio si sovrappongono dunque i piani (un sogno dentro un sogno all'interno di un altro sogno), nel film chiamati non casualmente livelli. 
Nel team ognuno ha un proprio ruolo, Leonardo Di Caprio (Romeo+Juliet, Titanic, The Aviator, The Departed, Body of lies) interpreta il capo della banda, Dom Cobb, talentuoso ma tormentato dalla morte della moglie Mal (Marion Cotillard: Taxxi, Big Fish, Un'ottima annata, La vie en rose, Nemico pubblico) di cui si crede responsabile, e che compare puntualmente a tormentarlo in sogno. Arthur (Joseph Gordon-Levitt, Miracolo a Sant'Anna) è il solver, la mente organizzativa; Eames (Tom Hardy, Black Hawk down, Rocknrolla) è un falsario, cioè è in grado di assumere l'identità di altre persone all'interno del sogno. Infine Ariadne (Ellen Page, Juno) è l'architetto, cioè colei che deve curare l'ambientazione del sogno nei minimi particolari, nel film ogni livello di sogno è infatti contraddistinto da una diversa ambientazione. 

Gli effetti speciali ci sono e sono curati con grande professionalità (bellissima la città che si ripiega su se stessa, un po' troppo Matrix style la lotta in assenza di gravità)  ma non sono eccessivamente invadenti.
Ancora una volta nulla di particolare da segnalare sul versante costumi.
La trama, visto il tema trattato non è del tutto lineare però all’interno del sogno, o dei sogni – che pure alla vittima devono parere reali – i personaggi, anche se consapevoli di vivere un'illusione, si muovono esattamente come nella realtà, rispettando le medesime regole e (fortunatamente per la nostra capacità intellettiva) non sovrapponendo troppo i piani. A noi capita invece di vivere spesso nei sogni come verosimile qualcosa che non lo è affatto.  
Visto il tema ci sarebbe piaciuto veder osare qualcosa di più anche dal punto di vista delle scenografie, poco o nulla oniriche.
Fra gli interpreti si distinguono Marion Cotillard per l'ambiguità che regala al personaggio e Ellen Page, solo 23 anni e già un gigante della recitazione. Una breve apparizione del sempiterno ed elegantissimo Michael Caine (qui giustamente celebrato da una delle band anglosassoni più eleganti).

Un film così si ama o si odia e ci sono ragioni per sostenere ciascuna delle due opinioni, dal canto nostro, ancora una volta, lasciamo a voi l'ardua decisione.
Nolan, anche autore della sceneggiatura, usa il registro del kolossal per interrogarci sul rapporto fra realtà ed illusione: la realtà esiste in sé, o è reale solo la nostra percezione? Viviamo davvero ancorati alla realtà o non preferiamo forse architettarci un mondo di illusioni rassicuranti per fuggire al dolore, all'insoddisfazione di un mondo che non è fatto come noi lo vorremmo? L'illusione (o la realtà) che viviamo è la nostra o è quella preparata per noi da qualcun altro? Non ci paiono domande di poco conto e fra un inseguimento ed una sparatoria il film non risolve alcuna delle questioni che pone, e meno di tutte quella fondamentale: alla domanda di Ariadne su come si possa capire se quello che si sta vivendo è reale, Dom risponde che quando ci si trova in un sogno – a pensarci bene – non si sa con precisione dire com’è iniziato. Ma se così fosse, allora chi di noi può dire di ricordarsi come è iniziato il sogno che sta vivendo in questo momento?