venerdì 29 marzo 2013

Man of steel - Read and be ready



C'era proprio bisogno di un'altro film su Superman? Il quesito in effetti è legittimo, per avere una  risposta dovremo aspettare fino al 19 di giugno prossimo quando uscirà in Italia L'uomo d'acciaio.
La produzione è di primissimo ordine: la regia è affidata a Zack Snyder, una sicurezza quando si tratta di tradurre i fumetti in immagini in movimento (è il regista di 300, ma soprattutto del coraggioso e buio Watchmen), la produzione è firmata da Christopher Nolan, fresco reduce dalla trilogia di Batman Begins/Returns.

Di assoluto rispetto il cast, che vede Russel Crowe nei panni di Jor-El, il padre naturale di Superman. Nel ruolo dei genitori adottivi Jonathan e Martha Kent rivedremo Kevin Costner e Diane Lane.
Perry White (il direttore del Daily Planet) sarà interpretato da Laurence Fishburne,  una scelta che mi pare molto azzeccata, mentre Lois Lane è impersonata da quella Amy Adams di cui parlai molto bene in riferimento a Ancora in gioco.
Il ruolo del protagonista è stato vinto dall'inglese Henry Cavill (il belloccio di cui si innamora Evan Rachel Wood in Basta che funzioni di Woody Allen) dopo che erano state vagliate le candidature di Matthew Goode, Zac Efron (vi prego no! Lui Superman no!), Armie Hammer e  Joe Manganiello, che ha perso il ruolo solo a causa degli impegni nel serial TV True Blood.

La storia trae spunto da una serie di sei albi a fumetti pubblicati negli anni 80 dalla DC Comics e si concentra sulla nascita del supereroe dall'infanzia fino all'arrivo a Metropolis con la presa di coscienza da parte di Clark Kent delle proprie possibilità e delle proprie radici divise fra Krypton, dove è stato concepito, e la Terra dove è a tutti gli effetti nato.

Il film mi pare promettere bene, spero soltanto che l'influenza di Nolan non si faccia troppo sentire: il suo esistenzialismo superficiale ha già messo in pericolo dei film tutto sommato belli come quelli di Batman. Preferirei sentire Clark Kent urlare "Questa è Sparta!!" piuttosto che vederlo farsi prendere per il naso da una terrorista psicopatica.

Di questo film riparleremo a tempo debito; il motto non cambia: prima vedere poi giudicare!




2013 - L'uomo d'acciaio (Man of steel)
Regia: Zack Snyder
Fotografia: Amir Mokri
Musiche: Hans Zimmer


lunedì 25 marzo 2013

Gli amanti passeggeri - se almeno l'aereo si fosse schiantato


Gli amanti passegeri è l'ultima fatica di Pedro Almodóvar, nella quale si immagina un aereo di linea (la evocativa compagnia "Peninsula") che a causa di una avaria, invece di volare a destinazione è costretto a girare senza meta sopra la Spagna, in attesa di trovare una pista libera per tentare un'atterraggio d'emergenza carico di incognite. A bordo dell'aereo si trova una dozzina di personaggi variamente surreali, come nella tradizione dell'autore.

Il film, che ha i toni della farsa di costume, segue per tutto il tempo le vicende dei personaggi "bloccati" sull'aereo dove passano il tempo fra alcol, allucinogeni e sesso, tentando di stabilire un contatto con i propri cari a terra. Alla fine del "viaggio" quasi tutti avranno le idee più chiare sul proprio futuro.

Lola Dueñas - Bruna

Gli attori sono ben selezionati, dal trio di steward gay Javier Cámara, Raúl Arévalo, Carlos Areces, il funebre messicano Infante di José María Yazpik (visto in Beverly Hills Chihuahua), l'attore superficiale e sciupafemmine  Ricardo Galán di Guillermo Toledo, fino alle presenze ricorrenti nei film di Almodóvar: Lola Dueñas nel ruolo della sensitiva Bruna e Cecilia Roth che fa l'attrice e prostituta d'alto bordo Norma Boss. Blanca Suarez (già vista in La pelle che abito) è molto bella. Solo un cameo ma significativo per Paz Vega, Antonio Banderas e Penelope Cruz.
La fotografia è affidata a José Luis Alcaine, un veterano con oltre 45 anni di carriera alle spalle che ha lavorato con tutti i più grandi spagnoli, ma anche con italiani come Lattuada e Lenzi e ultimamente anche americani come Petrie figlio e De Palma.

Javier Cámara, Raúl Arévalo, Carlos Areces

Da salvare ci sono quattro scene: il prologo con Banderas e la Cruz (bravissimi), la scena con i tre steward che illustrano le dotazioni di sicurezza prima del volo e quella con il balletto, più per il coraggio di farla davvero che per la scena in sè.
Il vero sprazzo di genio è quello di non riprendere le scene dell'atterraggio, di cui viene mantenuto solo il sonoro, mostrando riprese delle sale deserte dell'aeroporto di Ciudad Real, un'ambiziosa opera che nelle intenzioni (governo Zapatero bis) doveva essere il "secondo scalo" di Madrid, nella realtà venne inaugurato nel 2008 e chiuso ai voli di linea nel 2011, dopo un investimento di un miliardo di euro. Tanto per dire che tutto il mondo è paese.

A voler trovare un (involontario) messaggio, la metafora non è solo per la Spagna, ma per l'Europa: se perdiamo di vista i contenuti di fondo non ci resteranno che involucri vuoti. Troviamo una pista d'atterraggio, prima che sia tardi. Secondo me si chiama cultura, anzi Cultura, ed è solo ritrovando questa che recupereremo identità e senso della direzione, sperando non sia già troppo tardi.

Blanca Suárez - Ruth

Salvato ciò che si può trovare di positivo, non resta che impugnare il piccone: sebbene Almodóvar ci abbia abituati da sempre ad una produzione altalenante in ispirazione e qualità, devo dire che non mi aspettavo nulla di così deludente. Nelle intenzioni la farsa rappresenta la crisi della Spagna, la metafora dell'aereo che cerca una "soluzione d'emergenza" tenendo i passeggeri di classe turistica narcotizzati sarebbe anche potente, ma lo svolgimento del tema difetta da tutte le parti. I personaggi sono eccessivamente caricaturali (basta vedere come sono raffigurati i gay...),  le situazioni sull'aereo fastidiosamente (e inutilmente) pecorecce.

Nei primi film (a cui c'è un evidente richiamo fin dalla grafica dei titoli di testa) la trasgressione era un'allegra reazione a decenni di stallo culturale, ma non era mai fine a se stessa. La crisi nei personaggi era sempre il preludio a una rinnovata consapevolezza, a un rifiuto delle convenzioni sociali sulla base dei quali reimpostare la propria vita. Qui della trasgressione è rimasta solo una crosta, rotta la quale c'è solo vuoto, volgarità e mancanza di ispirazione.

José María Yazpik e Cecilia Roth

Se volete passare un serata al cinema, fate un favore a voi e uno ad Almodóvar: andate a vedere qualcos'altro. Voi impiegherete meglio il vostro tempo e lui avrà modo di rendersi conto di aver fatto un passo falso. Il regista è bravo sempre, lo sceneggiatore solo a volte: a noi del pubblico il compito di mandargli i segnali che gli consentano di mantenere la rotta.


2013 - Gli amanti passeggeri (Los amantes pasajeros)
Regia: Pedro Almodóvar
Musiche : Alberto Iglesias
Fotografia: José Luis Alcaine


giovedì 21 marzo 2013

Walk the line - Quando l'amore brucia l'anima


Yes, I'll admit that I'm a fool for you
Because you're mine, I walk the line

Walk the line è la biografia (parziale, arriva fin verso gli anni 70) del cantante country che ha raggiunto la più vasta fama a livello mondiale: Johnny Cash.
La sceneggiatura si basa sulle autobiografie dello stesso Cash, Man in black e Cash: an autobiography, concentrando la propria analisi sui primi, intensi, anni di carriera dell'artista.


Il titolo del film trae spunto da una delle canzoni più famose di Cash, nella quale promette alla sua amata di "rigare dritto", promessa che tutto sommato riuscì più o meno a mantenere, dando vita ad uno dei matrimoni più solidi di sempre nello showbiz americano. Nel film non si vede, però Johnny e June rimasero sposati per trentacinque anni  fino alla morte di lei, nel 2003. Johnny morì quattro mesi più tardi.

La pellicola è stata un piccolo "caso" cinematografico che ha messo d'accordo pubblico e critica: a fronte di un budget relativamente contenuto (per gli standard hollywoodiani) di una trentina di milioni di dollari, ne ha incassati circa il quintuplo ed ha raccolto una quantità impressionante di nominations a diversi premi, vincendone almeno una quindicina.

Phoenix-Cash e Witherspoon-Carter

La regia è di James Mangold (Ragazze interrotte, Quel treno per Yuma, il prossimo The Wolwerine), che dirige il film con piglio deciso e asciutto mostrandoci un Cash dalla psicologia complessa, diviso fra la tensione autodistruttiva e quella verso l'amore salvifico per June Carter (artista a sua volta, proveniente da una famiglia di musicisti).
La colonna sonora è superlativa e gli attori protagonisti cantano - benissimo - in quasi tutti i pezzi; le musiche originali sono composte da T-Bone Burnett, musicista e produttore per moltissimi artisti, fra cui Bob Dylan, Robert Plant, K.D. Lang ed Elton John.
Joaquin Phoenix canta in modo sorprendentemente simile al Johnny Cash originale, di cui rende un ritratto non troppo agiografico: geniale ma pieno di difetti, dipendenze e psicosi e innamorato pazzo di una June Carter in principio dubbiosa ed infine sopraffatta dalla devozione di Johnny; June è interpretata con maestria da Reese Whiterspoon, mai vista così tanto in forma (il ruolo le varrà un "grande slam": Oscar, Golden Globe e BAFTA).
Ginnifer Goodwin interpreta la prima moglie di Cash, Vivian: un ruolo di donna prima illusa e poi delusa che sembra il casting di quello di Gigi in La verità è che non gli piaci abbastanza, che quattro anni dopo le varrà fama mondiale, almeno presso il solidale pubblico femminile

Johnny e June - quelli veri

Il film è romantico ma non melenso. Sappiate che se la vostra fidanzata vi chiede di vedere insieme a lei per la quarantesettesima volta Love Story, potete usare Walk the line come controproposta in cui ognuno può trovare ciò che cerca. Cash, pur avendo un indiscutibile talento e passione per la musica, solo nell'amore riesce a trovare un senso nella vita, rendendo possibile la riconciliazione in primis con se stesso ed in secondo luogo con la sua famiglia, in particolare con il durissimo padre. 

Questo post non è pubblicato oggi per caso: è dedicato alla mia personalissima June, che si chiama Daniela e nel suo campo è in gamba almeno quanto June Carter lo era a scrivere e cantare. Rispetto alla storia del film ho dovuto penare assai meno perchè acconsentisse al matrimonio (che si celebrerà fra qualche settimana); dal canto mio l'ho aiutata nella decisione conducendo una vita assai meno burrascosa di quella di Johnny Cash. 
L'anima però, quella brucia allo stesso identico modo.


2005 - Walk the line (Quando l'amore brucia l'anima)
Regia: James Mangold
Fotografia: Phedon Papamichael
Costumi: Arianne Phillips
Soggetto: Johnny Cash
Musiche originali: T-Bone Burnett

lunedì 18 marzo 2013

Fabrizio De André - Megu Megun - Ceci n'est pas un film



Dopo La domenica delle salme , anche il secondo video estratto dall'album Le Nuvole di Fabrizio De André porta ancora la firma di Gabriele Salvatores. Come errata corrige di quanto detto in precedenza anche in questo clip compare il cantautore, nei panni di un giocatore di domino (vedi immagine qua sopra).

Il testo è scritto in dialetto ligure (genovese, credo) ed è l'inizio della collaborazione con Ivano Fossati, che li porterà a scrivere insieme l'album successivo: Anime salve.
La canzone sceglie l'immagine dell'ipocondriacoper raccontare di un uomo che ha paura della vita, dei contatti umani, di innamorarsi e che per questo sceglie di chiudersi in casa nel tentativo disperato di trovare la pace.

Il video è interpretato da un bravo Claudio Bisio, allora trentatreenne e abituale collaboratore di Salvatores, nei panni del protagonista. A mio avviso per utilizzo delle luci, montaggio, scelta delle inquadrature lo stile registico è molto più identificabile in questo video che in quello de La domenica delle salme, insomma è quasi un "corto", con una narrazione intellegibile ed una vera e propria interpretazione.

A quanto mi risulta i video di De André sono le uniche due incursioni di Salvatores nel mondo dei clip musicali. Sarà forse per via dell'età (in quegli anni stavo passando dalle scuole superiori all'università e ascoltavo/guardavo musica a ciclo continuo), ma io li trovo memorabili!


1990 - Megu megun
Artista: Fabrizio De André
Testo: Fabrizio De André & Ivano Fossati
Regia: Gabriele Salvatores
Album: Le nuvole (1990)