Per la settimana di ferragosto mi sembrava divertente mettere una foto di gente imbacuccata per il freddo, quindi vi parlo del video di un gruppo che rientra a pieno titolo fra i miei miti di gioventù: La Mano Negra.
Fra la fine degli anni 80 e l'inizio dei 90 lo stile della musica pop cambiò radicalmente scoprendo il meticciato culturale. Un gruppo che faceva una musica diversa da tutto quello che si era sentito prima erano proprio i Mano Negra: francesi sì ma spesso di origine spagnola, italiana, algerina cantavano in diverse lingue e utilizzavano le sonorità più strane. Ai miei 17 anni sembravano arrivati da un altro pianeta!
Il video che vi propongo in questa puntata della rassegna dedicata alla Citroën DS è quello del loro primo singolo, Malavida.
Non manca un intero filare di DS mezze rottamate: il sogno di ogni appassionato di questa meravigliosa auto, di cui inizia ad essere veramente difficile trovare i ricambi!
In seguito alle critiche pesantemente negative (a dispetto del buon successo commerciale) sull'interpretazione di Lazenby in Al servizio segreto di Sua Maestà, la EON di Saltzman e Broccoli operò per il successivo capitolo Una cascata di diamanti una decisa marcia indietro. Venne vagliata l'ipotesi (affascinante ed esotica, a mio giudizio) di ingaggiare John Gavin (un ottimo palmarés: A time to love and a time to die, Imitation of life, Psyco, Spartacus), ma alla fine si preferì dare un sacco di soldi a Sean Connery perchè tornasse un'ultima volta ad interpretare 007.
Poi ci fu il problema sceneggiatura: il seguito logico di Al servizio segreto di Sua Maestà è Si vive solo due volte, ma l'omicidio della moglie di Bond non poteva neppure restare impunito. Si optò, come sempre, per il fregarsene. Una cascata di diamanti non è un sequel diretto del capitolo precedente, ma comunque la saga di Blofeld trova una conclusione, con tanti saluti al rispetto delle storie originali di Fleming.
Il film ebbe un successo strepitoso, ai miei occhi (solo per i miei occhi?) però è anche una operazione industriale che dimostra la chiarezza di vedute della EON: un erase & rewind ripartendo tenendo presente un modello già collaudato come Goldfinger; azione, location USA e una certa dose di humour. Non a caso alla regia venne richiamato lo stesso Guy Hamilton di Goldfinger; Peter Hunt - invece - cessa ogni collaborazione con la factory di Broccoli dopo Quatro film da montatore o aiuto regista e la direzione di Al servizio segreto di Sua Maestà.
Jill St. John - Tiffany Case
La propensione all'ironia e al british humour di Hamilton si evidenzia in scene al limite del grottesco come la fuga sui moto-tricicli da spiaggia o quando Bond per non farsi notare da un avversario finge un bacio appassionato voltandosi verso il muro e abbracciandosi da solo, come Ralph Malph nella sigla di Happy Days!
Ripensando ai capitoli precedenti sembra quasi che all'alzarsi del livello di rischio la produzione desse meno enfasi a gadgets eclatanti per la dotazione di Bond: in questo capitolo vediamo "solo" delle impronte digitali fasulle su una pellicola da applicare sui polpastrelli e una calamita usata da Q per sbancare le slot machines di Las Vegas.
La Aston Martin DBS, sostituta della mitica DB5, compare in una fugace ripresa in cui si intuisce che la sezione Q la sta potenziando, mentre a Las Vegas Bond sfugge a bordo di una Ford Mustang ad un inseguimento della polizia che a tratti ricorda molto quello di TheBlues Brothers.
Lana Wood - Petty (Plenty) O' Toole
L'attore che interpreta Blofeld (a proposito l'idea dei sosia utilizzati per confondere le idee agli avversari non vi ricorda la vicenda di Saddam Hussein?), Charles Gray, era già comparso in Si vive solo due volte nel ruolo del contatto americano di Bond in Giappone, Dikko Henderson.
E' un vero peccato che nella versione finale sia stato tagliato un cameo di Sammy Davis Jr. nel ruolo di un giocatore al casinò di Las Vegas.
Le Bond girls non sono particolarmente memorabili, se non per i soliti incredibili nomi. Il ruolo principale è quello di Tiffany Case, interpretata da Jill St. John, attrice prevalentemente televisiva, oltre che protagonista di alcune campagne della Coppertone negli anni 60. Nei primi anni 80 la si poteva ammirare in numerose puntata di Love Boat, Fantasilandia e anche Magnum P.I. Donna molto bella, come Bond girl non si capisce se le manca un po' di personalità o se è una caratteristica del personaggio.
Personalità che invece prorompe di nome e di fatto dal decolleté di Lana Wood nel ruolo di Plenty O' Toole, una acchiappagonzi del casinò di Las Vegas che viene eliminata quasi subito in modo piuttosto brutale. Nella versione italiana il nome venne ritenuto non sufficientemente evocativo ed il personaggio venne così ribattezzato "Petty", tanto per non lasciare spazio all'immaginazione.
Un Connery poco convinto...
Maurice Binder continua con le variazioni su tema nei titoli di testa, con il solito gioco di contrasti fra nero e colore supersaturo, qui con l'aggiunta di riflessi di diamante. La canzone, Diamonds are forever, è perfettamente all'interno della "regola" Bond: titolo e ritornello che richiamano il titolo del film, a cantare viene chiamata per la seconda volta miss Shirley Bassey (guarda un po' la stessa di Goldfinger). Nell'edizione italiana del film viene inserita una versione - sempre della Bassey - con parole in italiano che merita l'ascolto.
Il film riscosse un grande successo di pubblico, placando le ire dei critici, la missione di restaurazione dello status quo compiuta dalla EON si concluse quindi anche troppo bene.
Girato la boa degli anni 70, i tempi erano ormai cambiati e probabilmente anche 007 doveva comunque cambiare per restare fedele a se stesso. Sean Connery all'uscita del film pronunciò la fatidica frase "never again", aprendo di fatto la lotta per luna complicata successione. Questa storia ed il suo esito le potrete però leggere nel prossimo capitolo, per oggi mi fermo qui!
1971 - Diamonds Are Forever (Una cascata di diamanti) Regia: Guy Hamilton Scenografia: Ken Adam Costumi: Don Feld
Proseguendo sul versante videoclip (anche a causa del recente KO del mio PC nuovo, sgrunt!) questa settimana vi propongo il video di Extraterrestre di Eugenio Finardi.
Questa canzone venne originariamente pubblicata nell'album Blitz del 1978 ed è un poetico inno alla voglia di ricominciare da capo e di porsi obiettivi sempre nuovi.
Nel 1990 venne ripubblicata nell'album La forza dell'amore che contiene numerose riedizioni aggiornate di suoi pezzi storici, spesso avvalendosi della collaborazione di colleghi illustri come Ivano Fossati, Ligabue e Rossana Casale.
Purtroppo il video che si trova su Youtube ha una qualità piuttosto scarsa, ma nessuna macchina come la Citroën DS può essere associata più efficacemente al concetto di "astronave"!
A chi non piacerebbe partire su una DS cabrio per ricominciare una nuova stimolante avventura?
E allora auguro a tutti i miei lettori di fare delle vacanze molto riposanti, e di trovare al rientro una rinnovata voglia di compiere grandi imprese, e se un extraterrestre scenderà dal cielo a darci una mano...tanto meglio!
Bon voyage!
E' il 1969, Sean Connery ha appena rinunciato al ruolo di 007e la EON di Salzman e Broccoli deve inventarsi qualcosa per non veder crollare il castello faticosamente costruito sull'immagine di Connery stesso. Il primo dilemma da affrontare fu la scelta tra minimizzare l'accaduto e cercare di far sì che il pubblico più distratto "non si accorgesse" della sostituzione del protagonista, o puntare su una nuova personalità forte, che facesse suo il ruolo.
La scelta cadde sulla prima opzione. Si potrebbe discutere all'infinito se fu o meno una buona idea, ma ci sono scelte che non possono essere "giuste", si cerca di fare per il meglio e si spera che basti. Comunque il risultato è che per i primi cinque minuti Lazenby, il nuovo Bond, viene ripreso solo di spalle, come per dare al pubblico il tempo di entrare nella nuova atmosfera.
Ma torniamo al problema della scelta dell'attore: dopo aver vagliato numerose opzioni come il solito Roger Moore, Jeremy Brett (all'epoca famoso protagonista di una serie TV di Sherlock Holmes) e il venticinquenne Timothy Dalton, la scelta cadde quasi per caso su George Lazenby, a quel tempo il modello più pagato del mondo. Per la precisione gli venne incautamente proposto un contratto per ben sette film, Lazenby però preferì firmare per un film solo, temendo di associarsi a una serie in inesorabile declino.
La scelta era rischiosa ma calcolata: Lazenby somaticamente assomiglia abbastanza a Connery (soprattutto all'epoca), ha un buon portamento, indossa con disinvoltura qualsiasi abito (caratteristica fondamentale per un buon 007), per contro è australiano e - soprattutto - non è un attore.
A onor del vero, anche se le critiche all'uscita del film furono piuttosto negative, soprattutto per Lazenby, nel corso del tempo è in atto un processo di rivalutazione, al quale sento di associarmi.
Al servizio segreto di sua maestà è un buon film di Bond: spettacolare, ironico e - non bastasse - zeppo di aneddoti interessanti.
Angela Scoular - Ruby
Per molti versi in Al Servizio Segreto Di Sua Maestà si inizia a delineare una certa evoluzione anche nel carattere di Bond, che solo in seguito verrà sviluppata: ad esempio la evidente insofferenza di Bond per il rispetto degli ordini ricevuti, che si manifesta con le prime dimissioni e in seguito con la esplicita disobbedienza ad un ordine diretto, quando assalta il rifugio insieme a Marc-Ange Draco (Gabriele Ferzetti, bravissimo).
Non si punta su gadget eclatanti: stavolta abbiamo solo una videocamera Minox (dopo le apparecchiature Sony viste a bordo della Toyota di Si vive solo due volte, inizia l'era della sponsorship) e una valigia contenente un decodificatore digitale di combinazioni di casseforti con minifotocopiatrice integrata. Bond guida come sempre una Aston Martin, ma la "vecchia" DB5 viene qui sostituita da una più moderna DBS.
Bond in kilt, a must see!
Per quanto concerne le Bond girls, 007 si trova ad aver a che fare con ben dieci "pazienti" di Blofeld, fra cui Johanna Lumley e Angela Scoular, prelevate dallo starordinario "vivaio" di The Avengers(Agente Speciale), ripetendo la felice operazione fatta con Honor Blackman ai tempi di Goldfinger. La Scoular in particolare è una delle poche Bond girls che appaiono in più di un film, aveva infatti già preso parte due anni prima al Casino Royale "apocrifo" nel ruolo di Buttercup.
Tracy and James just married
The Avengers fornisce anche la'ttrice per il ruolo femminile principale: Diana Rigg, famosa per gli outfit sexy e la personalità indipendente e simpatica dimostrate nel ruolo della mitica Emma Peel (ruolo di recente rinverdito, con riverenza, nientemeno che da Uma Thurman). La Rigg entra di prepotenza nella storia di 007 con il ruolo di Tracy Di Vincenzo, l'unica donna capace di portare Bond all'altare, dopo averlo sedotto grazie alla indiscutibile abilità al volante - caratteristica che rende le donne irresistibili agli occhi di 007 - e, by the way, avergli salvato la vita dopo la fuga dal Piz Gloria. Bond è letteralmente innamorato pazzo di lei; per rivederlo in simili condizioni occorrerà aspettare trentasette anni e Vesper Lynd nel Casino Royale "ufficiale".
Diana Rigg - Teresa Draco in Bond
Telly Savalas interpreta Ernst Stavro Blofeld, ceh oltre a conquistare il mondo, vorrebbe veder certificata la discendenza da nobile schiatta. Un aspetto buffo della pellicola è che in teoria Blofeld e Bond si sono già conosciuti di persona nel capitolo precedente (mentre nella vicenda letteraria si incontrano per la prima volta in questo episodio). Comme d'habitude la produzione risolve il paradosso nel modo più semplice: fregandosene!
I titoli di testa di Maurice Binder riprendono i consueti stilemi, ma in più vengono aggiunte nei titoli citazioni dei capitoli precedenti, probabilmente per rimarcare la continuità della serie nonostante l'assenza di Connery.
La musica è "atipica", nel senso che il tema del film, bellissimo, è solo strumentale ed è presente una seconda canzone We have all the time in the world di Louis Armstrong che fa da secondo tema.
Il film, che nella vulgata viene sempre descritto al pari di un' immondizia, è invece divertente e senza dubbio Lazenby è un Bond più che accettabile (fra l'altro per contratto doveva assomigliare il più possibile a Connery, anche nei movimenti, quindi no sapremo mai quale sarebbe stato l'autentico Bond- Lazenby). Gli incassi della pellicola furono comunque buoni, di certo superiori ad alcuni dei successivi capitoli con protagonista Moore.
Le critiche negative sotto cui fu seppellito il nuovo Bond indussero comunque la EON a una repentina marcia indietro, ricorrendo ad un cast collaudato, lasciando per strada sia Lazenby che il regista Peter Hunt (cresciuto peraltro all'interno della "famiglia EON", come montatore e secondo regista di alcuni dei precedenti capitoli).
Con il senno del poi posso consigliare la visione del film per la sua importanza ed atipicità all'interno della saga generale e per l'interpretazione della Rigg, che a tutti gli effetti è una straordinaria Bond girl, rimasta ingiustamente travolta dalla cattiva fama del film.
Si tratta, col senno del poi, di un capitolo fondamentale nella vicenda Bond, un film interessante e divertente che meriterebbe una rivalutazione.
Invece il capitolo successivo Una cascata di diamanti segnerà una piena restaurazione, ma ne scopriremo di più la settimana prossima!
1969 - On Her Majesty' Secret Service (Al servizio segreto di sua maestà) Regia: Peter R. Hunt Scenografia: Syd Cain Costumi: Marjory Cornelius