domenica 4 maggio 2014

The Killers - All these things I've done - Ceci n'est pas un film


Più volte ho parlato di video dei The Killers, un gruppo che ma affidarsi a  registi prestigiosi per realizzare i propri video.
Quello che vi propongo oggi è il video tratto da uno dei singoli di Hot Fuss, loro album del 2004. All these things I've done ha in realtà avuto due video; il primo - realizzato per il mercato britannico - vede la band camminare in una strada raccogliendo dietro di sè una folla via via più grande, quasi una versione "buonista" della camminata di Bittersweet symphony. Il secondo è invece opera di Anton Corbjin, regista e fotografo olandese che ha dato un grandissimo contributo alla carriera dei Depeche Mode dirigendo alcuni dei loro video più iconici.
Corbjin non è regista solo di video, ma anche di cinema: suoi il bellissimo Control sulla vita di Ian Curtis dei Joy Division, imperdibile per tutti quelli della mia generazione;  The American con George Clooney, e soprattutto, A most wanted man, ultimo film in cui comparirà il compianto Philip Seymour Hoffman, tratto da un romanzo di Le Carré.

Tornando a noi, il video dei Killers è girato in bianco e  nero (quasi un marchio di fabbrica per Corbjin) e vede la band nei panni di assurdi cowboys alle prese con una gang di violente pinups armate di boomerang, un omaggio ai personaggi del regista "off"  Russ Meyer di Faster pussycat kill kill!!! (oltre che di Who Killed Bambi?, il mai terminato film con i Sex Pistols, in un ulteriore caso di riferimento circolare fra rock e cinema).

E ora, come sempre, bando alle ciance e godiamoci il video!




2005 - All these thing I've done
Artista: The Killers
Regia: Anton Corbjin
Album: Hot Fuss (2004)

domenica 27 aprile 2014

Melville e Jarmush: etica samurai e morale occidentale


La prima volta che ho visto Ghost Dog di Jim Jarmush sono rimasto affascinato dall'assurdità della storia e dalla interpretazione di Forest Whitaker, davvero magistrale; ma è solo rivedendolo di recente che mi sono reso conto dell'omaggio del regista americano a Le Samourai di Jean Pierre Melville, con un Alain Delon da mito. Due opere "Faraway so close": come si può accostare Whitaker a Delon e Parigi a (credo) Atlantic City?


Il titolo: entrambi si richiamano alla figura del guerriero giapponese fin dal titolo, Jarmush però ci mostra un Samurai consapevole del proprio ruolo ed anche della propria acronicità, Melville invece non ci dà alcuna informazione, Jef Costello non filosofeggia, semplicemente è (un'attitudine molto da samurai, peraltro).
Costumi
Entrambi i killer vestono in modo anonimo: negli anni 60 di Alain Delon il killer indossa distintissimi completi grigi con cappello e impermeabile, trenta anni dopo Forest Whitaker è in total black, con stivali a pantaloni militari, felpe col cappuccio e collane d'oro hip hop, perfetti per la degradata periferia di una metropoli americana. Entrambi agiscono indossando guanti di cotone bianco e amano spostarsi a bordo di auto di lusso rubate (Jef divide con me la predilezione per la Citroen DS, mentre Ghost Dog ama cambiare) utilizzando il meglio della tecnologia a loro disposizione: un mazzo di grimaldelli per Jef, un decoder elettronico per il suo omologo d'oltremare.
Musica
Oltre ai personaggi in entrambi i film è fondamentale il ruolo della musica: in Melville sembra quasi sostituire gli sporadici dialoghi, mentre in Jarmush è un commento costante alle situazioni. Meravigliose le lunghe suite minimaliste di François de Roubaix, musicista francese specializzato in colonne sonore, per il film francese e coinvolgente l'hip hop di RZA per contestualizzare Ghost Dog.


Animali
I samurai hanno un rapporto particolarmente affettuoso con i volatili, bestie intelligenti e silenziose: Ghost Dog, che ha un profondo rispetto per tutti gli animali (vedi l'episodio dei caccaitori di orsi), dispone di uno stormo di piccioni viaggiatori, mentre Jef possiede un canarino che lo avvisa in caso di presenze poco gradite.
Amici
Una differenza importante è rappresentata dal rapporto con la società: Ghost Dog è perfettamente inserito nella società, rispettato dalle persone del suo quartiere ed ha ben due amici, il gelataio francofono (interpretato dall'attore ivoriano Isaac de Bankolé) con cui riesce a stabilire una comunicazione che supera le difficoltà linguistiche e la piccola Pearline (Camille Winbush), con la quale si intrattiene parlando di letteratura. Jef, al contrario, può contare solo sulla bionda Nathalie Delon mentre è molto più ambiguo il rapporto con la pianista di night Valérie (Cathy Rosier
I cattivi
I gangster mandanti di Jef sono rappresentati come uomini di affari che si avvalgono di killer come braccio armato, restando freddi ed efficienti, i mafiosi a cui è legato Ghost Dog sono fumettistici italoamericani (le cui azioni sono infatti introdotte da cartoni animati).
Killer
Sia Jef che Ghost Dog, infine, sono letali: agiscono senza pietà e senza rimorso eppure non sono dei sadici, non provano alcun piacere nell'uccidere e dimostrano un contraddittorio rispetto per la vita. Del resto chi meglio di un killer è in grado di capire il valore di una vita? Nel confronto però Ghost Dog è molto più "tecnico", usa diversi tipi di arma e dimostra una notevole fantasia nei modi di raggiungere il suo obiettivo, Jef è più semplice: una revolverata e via.

 

Il film di Melville è tratto dal romanzo The Ronin di Goan McLeod, Jarmush va direttamente alla radice traendo ispirazione dall' Hagakure di Yamamoto Tsunetomo, il vademecum del vero Samurai scritto in giappone nel settecento. Pur separati da trenta anni i due film declinano lo stesso tema, in accordo con la sensibilità del momento e del luogo di produzione: di fronte ad un mondo di morale senza etica (dove ad esempio i "datori di lavoro" decidono di eliminare i killer a causa di un imprevisto durante l'esecuzione di una missione) l'unica risposta è nell'etica senza morale. Killer sì, ma pur sempre seguendo un codice rigoroso, fino alle estreme conseguenze.
Senza tema di spoileraggio, in entrambi i casi la malavita vince, perchè sappiamo che il mondo funziona così; le figure di Jef e Ghost Dog però ne escono trionfanti perchè a differenza di tutti gli altri scelgono di essere artefici del proprio destino. Per un vero samurai ci sono cose assai peggiori della morte, per esempio venire meno alla fedeltà a se stessi.
E chissà che anche in questi giorni, magari in modo meno violento non ci sia qualcuno disposto a raccogliere il testimone di una ribellione (magari in un modo meno violento) che fa del valore etico un fine, oltre che un mezzo per combattere un mondo tanto più moralista quanto più si va svuotando di significato.


1967 - Frank Costello faccia d'angelo (Le Samouraï)
Regia: Jean-Pierre Melville
Musiche: François de Roubaix
Production design: François de Lamothe

1999 - Ghost Dog Il Codice del samurai (Ghost Dog: The Way of the Samurai)
Regia: Jim Jarmush
Musiche: RZA
Costumi: John A. Dunn


martedì 22 aprile 2014

I'll be back!


Prendo in prestito una celebre battuta di Schwarzenegger e una foto da Senti chi parla per tranquillizzare i pochi ma affezionati lettori. L'11 aprile scorso è arrivato (non si può dire fosse esattamente una sorpresa) Michele, un piccolo puledrino ancora non parlante che sta assorbendo tutto il mio tempo, il blog per ora può aspettare.

Non so bene come farò a seguire le nuove uscite nei prossimi mesi, sarà forse l'occasione buona per provare le infinite potenzialità dello streaming, probabilmente ritmo e tipo dei post cambieranno.

Ma tornerò, anche se a qualcuno suonerà più una minaccia che una promessa, perché ho ancora un sacco di cose da dire e una gran voglia di scrivere. Però adesso ho sonno!

F.T.T.M.

mercoledì 9 aprile 2014

Her


Di Spike Jonze e del suo talento per i video musicali ho già parlato; finalmente posso parlare del suo talento di cineasta. Her, la sua ultima fatica, è un film spiazzante, apparentemente minimalista, in realtà pieno di citazioni, richiami e idee originali; il tutto impacchettato in confezione superlusso con fotografia, scenografia, costumi e musiche di assoluto spessore artistico.


La storia, ambientata in un'epoca futuribile ma non così lontana dalla nostra, è quella di Theodore un uomo che si guadagna da vivere scrivendo lettere (su carta) per conto dei clienti di un sito web. Tehodore scrive lettere emozionanti e piene di passione anche se nella vita privata è reduce da una dolorosa separazione che lo confina in una vita solitaria e priva di reali contatti umani, se si eccettua la fedele amica Amy.
Un giorno Theodore acquista un nuovo sistema operativo per computer, OS1, che si caratterizza per avere una altissima interattività, al punto di essere pubblicizzato come un sistema dotato di coscienza. Il software, in effetti, si spinge oltre le promesse: Samantha, questo il nome scelto dal sistema operativo, inizia una vera e propria relazione sentimentale con Theodore. Inutile dire che la cosa creerà problemi a tutti e due.


Joaquin Phoenix interpreta il protagonista, Theodore, sicuramente è l'attore giusto per questa parte. I baffetti lo fanno assomigliare in modo inquietante a Kevin Kline, i pantaloni a vita alta sono gli stessi che indossava Higgins, il maggiordomo della serie Magnum P.I.. Amy Adams è Amy, l'amica di sempre di Theodore, una creatrice di videogiochi che vorrebbe fare la documentarista, insoddisfatta di sè esattamente come Theodore, anche lei troverà conforto in un OS. Rooney Mara è la ex moglie Catherine. Agli occhi di Theodore affascinante quanto un OS, ma un po' meno controllabile. Olivia Wilde è la ragazza con cui Theodore ha un appuntamento al buio: sola ed alla ricerca di amore, come tutti in questo film.
Scarlett Johansson dona la propria voce, sexy ma ironica, a Samantha, l'OS di cui si innamora Theodore.


Grandissima attenzione a scenografie e costumi; lo stile generale è minimalista un po' radical-chic; grande cura dei materiali, legno, vetro e alluminio per le scenografie, cotone naturale per i costumi. La palette colori per i costumi prevede pochi colori molto ricorrenti: rosso (salmone, arancio, zucca...), giallo (limone, sabbia, crema...), verde e grigio. Mancano totalmente oggetti che consentano una collocazione temporale precisa: non ci sono automobili (Theodore si sposta in treno ma si vede solo l'interno), non ci sono accessori di moda (cinture, orologi, etc...). Il team tecnico è formato da collaboratori di lungo corso di Jonze, più Hoyte Van Hoytema, che ha curato la fotografia di film come Lasciami entrare, The fighter, La talpa.


Stilisticamente di tanto in tanto il film ricorda qualche passaggio dell'ultimo Malick (ad esempio The tree of life) nelle solarizzazioni e nei toni di voce sussurrati.
L'OS1 di Her nel modo di parlare ricorda in qualche modo HAL 9000, ma probabilmente ha molti padri: Ghost in the shell per la facilità di integrazione del pensiero artificiale nel mondo umano, A.I. per la possibilità che hanno le macchine di provare sentimenti, per esempio. Jonze sa coniugare la visione poetica con una estetica straordinaria e un sottile sense of humour. Il suo mondo futuribile non è così diverso dal nostro presente: le persone sono sole, disperate, impaurite dai propri sentimenti: in fin dei conti è più semplice stabilire un rapporto con un essere tecnologico piuttosto che affrontare i rischi di un rapporto con una persona reale. Il tema mi pare tutt'altro che in anticipo sui tempi.

Quel che di spiazzante che ha il film è probabilmente la consapevolezza che, pur non avendone ancora (totalmente) sviluppato la tecnologia, siamo già ora come i personaggi di Her e, come loro, sappiamo benissimo che la tecnologia può renderci la vita più facile, ma difficilmente riuscirà a cambiarci nel profondo.
Non saprei dire di preciso quale corda riesce a toccare Jonze, però ho notato che alla fine della proiezione praticamente tutte le coppie presenti in sala si sono baciate. Il fatto mi è parso notevole.


2014 - Lei (Her)
Regia: Spike Jonze
Fotografia: Hoyte Van Hoytema
Musiche: Arcade Fire
Scenografie: K.K. Barrett
Costumi: Casey Storm